Cassazione annulla le interdizioni: il caso dei certificati torna al riesame di Bologna
Tre dottoresse sospese per dieci mesi nell'inchiesta sui presunti certificati irregolari; la vicenda ha coinvolto perquisizioni e una manifestazione a Bologna
La Corte di cassazione ha disposto l'annullamento, con rinvio al tribunale del riesame di Bologna, delle misure cautelari interdittive adottate nei confronti di tre dottoresse indagate dalla procura di Ravenna nell'inchiesta sui presunti certificati medici irregolari che avrebbero impedito trasferimenti nei Cpr.
Le tre professioniste erano state sospese dall'esercizio della professione per dieci mesi. I reati contestati dagli inquirenti sono falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio.
A metà settembre la polizia, su disposizione della procura di Ravenna, aveva effettuato perquisizioni personali e informatiche nei confronti di oltre venti operatori sanitari in diverse città italiane, tra cui Bologna. La maggior parte dei professionisti sottoposti alle perquisizioni non risultava indagata.
L'indagine è collegata a un precedente filone avviato a Ravenna su 34 certificati ritenuti falsi dagli investigatori e rilasciati da medici dell'ospedale cittadino. Nel nuovo filone la procura ha inoltre contestato l'ipotesi di associazione a delinquere.
La vicenda ha suscitato reazioni anche a Bologna: il 19 settembre centinaia di persone hanno partecipato a un presidio in piazza Nettuno a sostegno dei sanitari oggetto delle perquisizioni. Alla manifestazione erano presenti medici, sindacati, associazioni e rappresentanti politici che hanno espresso sostegno all'autonomia professionale dei sanitari.