Bologna · 03 Ottobre 2026

A Bologna 'Brilla', il metodo che rende visibile il Braille

All'Istituto Cavazza l'idea di Fabio Fornasari: linee in rilievo collegano i sei punti della cella Braille per facilitare l'apprendimento; l'istituto avvierà una sperimentazione

A Bologna 'Brilla', il metodo che rende visibile il Braille
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

A Bologna è stato ideato un nuovo metodo per avvicinare il Braille a persone vedenti e non vedenti: si chiama Brilla e nasce all'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza.

L'autore dell'idea è Fabio Fornasari, architetto museologo e storico collaboratore del Cavazza, che ha deciso di donare il progetto all'istituto. Brilla trasforma in segni riconoscibili anche alla vista la disposizione dei sei punti che compongono la cella Braille, con l'obiettivo di facilitare l'apprendimento del codice sia per chi non vede sia per familiari, insegnanti e operatori.

Il principio operativo è descritto dall'inventore: si prepara un foglio con fori corrispondenti ai sei punti della cella; poi, tramite una vernice che rimane in rilievo, si tracciano linee che collegano i punti relativi alle diverse lettere. Sollevando il foglio resta il Braille tattile, mentre il segno tracciato aiuta chi vede ad associare la disposizione dei punti a una forma visiva.

Fornasari ha definito Brilla «una porta di accesso per entrare nel mondo del Braille», sottolineando che il sistema punta a ricondurre l'apprendimento a gesti più familiari, utili anche a chi perde la vista in età adulta. Ha inoltre ribadito la sua scelta di donare l'idea all'istituto senza condizioni.

Il presidente dell'Istituto Cavazza, Elio De Leo, ha richiamato l'importanza di sostenere la conoscenza del Braille in un momento in cui «c'è una specie di rifiuto della lettura» legato alla diffusione delle nuove tecnologie, e ha indicato l'impegno dell'istituto a sperimentare lo strumento e a renderlo accessibile al mondo della disabilità visiva.

Anche Marco Trombini, presidente regionale dell'Unione italiana ciechi, ha difeso l'utilità del Braille: «Con tutta questa tecnologia il Braille è ancora utile: si gestisce meglio la tecnologia», ha dichiarato, osservando come talvolta siano i genitori a mostrare resistenze iniziali all'apprendimento del codice.

L'articolo segnala che l'uso della tecnologia ha introdotto strumenti importanti per persone non vedenti e ipovedenti, come gli screen reader (tra i più noti NVDA, JAWS su Windows, VoiceOver sui dispositivi Apple e TalkBack su Android) e che, secondo un'indagine di WebAIM del 2024, NVDA e JAWS figurano tra gli screen reader più utilizzati dai partecipanti al sondaggio. Per le persone ipovedenti vengono citati anche gli ingranditori digitali, la regolazione del contrasto e le fotocamere degli smartphone impiegate come lenti digitali, oltre a strumenti basati sull'intelligenza artificiale per il riconoscimento di testi e immagini.

Al Cavazza, che dal 1881 opera per favorire istruzione, autonomia e inclusione delle persone con disabilità visiva, Brilla si unisce ad altre attività: da metà ottobre l'istituto avvierà un nuovo percorso di supporto pedagogico alla genitorialità rivolto alle famiglie di bambini e ragazzi ciechi o ipovedenti, con incontri costruiti insieme alle famiglie su temi come ausili per la didattica, sviluppo dell'autonomia, adolescenza e gestione delle dinamiche familiari e scolastiche.

L'istituto raggiunge ogni anno circa 6mila utenti tramite corsi di specializzazione, formazione per medici, laboratori, attività museali e consulenze; circa un centinaio sono le famiglie di minori con disabilità visiva che si rivolgono al Cavazza.

Il passo successivo per Brilla sarà la sperimentazione ufficiale, che servirà a verificarne le potenzialità e a definire come renderlo fruibile alle persone con disabilità visiva. I promotori sottolineano che l'intento è diffondere la conoscenza del Braille e renderla accessibile anche a chi vive o lavora accanto a persone non vedenti.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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