Bologna · 01 Ottobre 2026

Caso Fakir: cocaina rilevata negli esami tossicologici, contrapposte le interpretazioni su ruolo nella morte

Difesa e famiglia offrono letture opposte sui dati; la relazione dei consulenti è attesa entro il 21 ottobre

I primi risultati degli accertamenti tossicologici nel caso di Fakir confermano la presenza di cocaina nel sangue e nei tessuti del 42enne morto il 19 luglio in via Svevo, nella zona del Pilastro, durante un intervento che ha coinvolto polizia e operatori sanitari.

Gli esami sono stati effettuati su diversi campioni, tra cui sangue, encefalo, urine e contenuto gastrico. Sui dati si è aperto un confronto tra le parti coinvolte: l'avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due agenti intervenuti, e l'avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta la famiglia della vittima.

Secondo Bordoni, dai primi dati la cocaina sarebbe «certamente molto rilevante». Il legale riferisce che il consulente della difesa interpreta la presenza dei metaboliti come indice di un'assunzione protratta nel tempo, «indicativamente per almeno qualche ora prima del decesso», e valuta che il metabolismo rilevato nei tessuti e nel sangue corrisponderebbe a una «dose superiore a quella media letale», compatibile, a suo dire, con «un consumo smodato da giorni e comunque per un tempo esteso e continuato». Bordoni inoltre afferma che i primi accertamenti autoptici non portano «ad alcuna evidenza di asfissia per compressione meccanica»; se confermato, la difesa ipotizza un possibile collegamento dell'asfissia a un sanguinamento alveolare associabile all'eccessivo consumo di cocaina.

L'avvocato Anselmo, invece, ritiene che «allo stato non ci sono elementi per noi oggettivi per dire che la cocaina sia neppure concausa della morte». Anselmo segnala che la concentrazione rilevata sarebbe di 300 nanogrammi per millilitro, mentre, secondo la letteratura richiamata dalla difesa, la quantità in grado di provocare la morte da sola sarebbe di 500-600 nanogrammi per millilitro. Per il legale della famiglia la concentrazione trovata risulterebbe quindi inferiore ai valori che, secondo la letteratura citata dalla difesa, potrebbero essere considerati autonomamente letali e sarebbe inferiore a tassi individuati in altri casi simili in cui è stata riconosciuta una concausa.

I consulenti tecnici coinvolti nel procedimento, nominati anche dalla Procura di Bologna e dalle parti, dovranno confrontare i risultati degli accertamenti in un incontro previsto a Padova. Al momento non sono depositate conclusioni scritte definitive; la scadenza indicata per la consegna alla Procura della relazione complessiva è il 21 ottobre. Quel documento dovrà integrare esiti dell'autopsia, degli accertamenti istologici e tossicologici e degli altri esami medico-legali per stabilire se nella morte di Fakir vi sia stato un fattore determinante unico o più fattori concorrenti.

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo coordinato dai pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti e dal procuratore aggiunto Morena Plazzi. Nel registro delle annotazioni preliminari (modello 45 bis) risultano iscritti i due poliziotti intervenuti e quattro operatori della Croce Rossa, questi ultimi assistiti dall'avvocato Mario Simoni; l'iscrizione nel modello non equivale a un'affermazione di responsabilità, che resta da accertare.

Per gli approfondimenti medico-legali la Procura si è avvalsa di un gruppo multidisciplinare composto dalla medico-legale Valentina Bugelli, dall'anatomopatologa Cristina Basso (direttrice dell'unità operativa di Patologia cardiovascolare di Padova), dalla specialista in anestesia e rianimazione Manuela Bonizzoli e dal chimico tossicologo Luca Morini dell'Università di Pavia.

Fino al deposito della relazione conclusiva dei consulenti, le interpretazioni sulle possibili cause della morte restano contrapposte e da chiarire.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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