Bologna · 01 Ottobre 2026

Due Madonne: 4.554 firme per una nuova fermata ferroviaria, la Regione apre la pratica

La petizione 'Vogliamo lasciare la macchina a casa' chiede una fermata sulla linea Bologna-Rimini; la richiesta sarà esaminata in commissione entro la primavera

Quasi 5mila firme raccolte porta a porta e consegnate alla Regione: è la petizione dei cittadini di Due Madonne che chiede l’istituzione di una fermata ferroviaria sulla linea Bologna-Rimini. Il titolo dell’iniziativa è «Vogliamo lasciare la macchina a casa».

Secondo quanto riportato dall’agenzia Dire, viale Aldo Moro ha autorizzato l’avvio dell’esame della proposta: la richiesta sarà discussa e valutata nell’ambito della commissione Territorio, ambiente e mobilitù dell’Assemblea entro la primavera.

«Una bellissima notizia per le 4.554 persone che hanno firmato fisicamente la nostra petizione», commenta Rita Roatti, presidente del comitato Due Madonne. Aggiunge Cristina Ceretti, vicepresidente del comitato e consigliera Pd a Palazzo d’Accursio: «Risponde ad un bisogno concreto di mobilità integrata e sostenibile dell'area est di Bologna, per un miglioramento concreto della qualità delle nostre vite».

Il comitato indica come possibile collocazione della fermata il punto in corrispondenza del ponte ferroviario che sovrasta il sottopasso di via Due Madonne, tra via Canova e via Rivani. Secondo gli attivisti, il punto «esiste già dal punto di vista tecnico-operativo, pur essendo oggi sprovvisto di marciapiedi e delle infrastrutture necessarie al servizio viaggiatori».

La nuova fermata, sempre secondo il comitato, permetterebbe di raggiungere la stazione centrale di Bologna in circa otto minuti e servirebbe un bacino di circa 20mila residenti. Nella zona si trovano, tra gli altri, l’istituto superiore Manfredi-Tanari, la casa di quartiere della Croce del Biacco, la nuova sede dell’Agenzia delle Entrate nell’ex Caserma Perotti — dove sono previsti anche alloggi per studenti universitari — la sede delle Poste di via Canova e il deposito Tper.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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