Licenziamento per presunte molestie nello stabilimento di Quarto Inferiore: il dipendente impugna il provvedimento
Roberto Carcioffi, magazziniere dal 2013, respinge le contestazioni e ha presentato ricorso e querela per diffamazione
La vicenda riguarda Roberto Carcioffi, 56enne magazziniere assunto nel 2013 presso Betty Blue Spa, la società che detiene il marchio Elisabetta Franchi, con sede a Quarto Inferiore nel Bolognese. L’uomo è stato licenziato per giusta causa dopo essere stato accusato di comportamenti molesti nei confronti di due colleghe.
Nella lettera di licenziamento la società parla di "comportamenti lesivi e molesti riguardanti la sfera sessuale e personale delle colleghe", ritenuti "in aperto contrasto con i valori fondamentali e principi cardine della società". Tra gli episodi contestati la società indica ammiccamenti, tentativi insistenti di avvicinamento e commenti giudicati inappropriati.
Carcioffi respinge le accuse e ha impugnato il provvedimento: è assistito dagli avvocati Gabriella Moccia e Donata Malmusi e si prepara a rivolgersi al giudice del lavoro. Ha inoltre presentato una denuncia-querela per diffamazione relativa alle accuse mosse nei suoi confronti.
La difesa sostiene che i contatti contestati siano avvenuti esclusivamente nell’ambito delle mansioni svolte nel magazzino e che alcune frasi siano state interpretate fuori contesto. "Quanto gli viene contestato è frutto di situazioni percepite senza alcun riscontro. Non ci sono messaggi, appostamenti o manifestazioni di interesse verso le due persone che lo accusano", dichiara l’avvocata Gabriella Moccia, che annuncia l’impugnazione davanti al Tribunale del Lavoro.
L’avvocata Donata Malmusi critica la gestione dell’azienda e parla di "illazioni" mosse contro il lavoratore, definendo il licenziamento "del tutto strumentale" e richiamando la recente iscrizione del dipendente al sindacato. La legale ricorda inoltre il lungo servizio di Carcioffi dal 2013, indicando che non risultano segnalazioni pregresse, e riferisce che l’uomo sarebbe stato in passato figura di riferimento per la Fondazione Elisabetta Franchi per la tutela degli animali.
La questione sarà ora valutata dal giudice del lavoro, chiamato a esaminare gli elementi presentati dalle parti. La difesa chiede la riabilitazione del lavoratore e l’accertamento dell’eventuale responsabilità per diffamazione, mentre la società mantiene la qualificazione dei fatti come comportamenti molesti.