Gamberini torna chiuso: serrande abbassate in via Ugo Bassi, fermo anche il laboratorio di Castel Maggiore
I lavoratori e la Filcams Cgil segnalano stipendi in ritardo e difficoltà nel passaggio di gestione; FaroAlto il 24 settembre aveva annunciato un progetto di rilancio
Il bar Gamberini in via Ugo Bassi, nel centro di Bologna, è rimasto nuovamente chiuso. Serrande abbassate sono state segnalate anche nel punto vendita della stazione ferroviaria e risulta fermo il laboratorio di Castel Maggiore. Sulle vetrine del locale del centro è affisso un cartello che indica "problemi tecnici", ma i lavoratori riferiscono criticità più complesse: secondo il loro racconto le casse non funzionerebbero e non sarebbe possibile emettere scontrini.
La chiusura si inserisce in una crisi che da mesi interessa l'attività: stipendi pagati in ritardo, difficoltà con i fornitori e un cambio di gestione che non si sarebbe concretizzato. A luglio i dipendenti avevano già incrociato le braccia per chiedere il pagamento delle retribuzioni e certezze sul futuro della storica insegna.
L'azienda è attualmente sotto la tutela di un curatore e la gestione era stata affidata in affitto a Dolce Via srl, subentrata nel dicembre 2025. Secondo la ricostruzione sindacale, il contratto di affitto sarebbe stato interrotto e dovrebbe subentrare Scudieri International, società parte del gruppo FaroAlto, ma il passaggio non si sarebbe ancora completato. La Filcams Cgil parla di un presunto "ostruzionismo" da parte dell'attuale gestione nella consegna delle chiavi, che ostacolerebbe il completamento dell'operazione.
I sindacati riferiscono inoltre che Dolce Via non starebbe pagando i fornitori e che la merce abbia quindi smesso di arrivare sia nei punti vendita sia nel laboratorio di Castel Maggiore. A questo si aggiungerebbe il mancato funzionamento delle casse, circostanze che avrebbero portato alla nuova chiusura dei locali, mentre il cartello sulle vetrine recita genericamente "problemi tecnici".
Il 24 settembre il gruppo FaroAlto aveva presentato un progetto complessivo dedicato a tre insegne storiche: Gamberini 1907 a Bologna, Gamberini Firenze in via Curtatone e Taveggia 1909 a Milano, con l'obiettivo di valorizzare l'identità dei singoli locali e riportare al centro "l'alta pasticceria artigianale, la qualità delle lavorazioni e l'identità". Nel comunicato FaroAlto aveva spiegato che i locali erano "temporaneamente chiusi per il completamento di alcuni adempimenti burocratici e amministrativi" e aveva assicurato la volontà di far ripartire il progetto "nel più breve tempo possibile".
Secondo il piano illustrato dal gruppo, il laboratorio di Castel Maggiore sarebbe destinato alla produzione di grandi lievitati a lievito madre e pasticceria fresca per i locali, mentre il laboratorio di Monteriggioni dovrebbe occuparsi della pasticceria secca e della biscotteria. Il sistema produttivo previsto comprende anche La Molina per il cioccolato e la torrefazione del gruppo per il caffè, con l'intento di creare una filiera comune alle diverse insegne. L'amministratore delegato di FaroAlto, Andrea Ristori, aveva dichiarato: "Vogliamo riportare al centro la qualità della pasticceria e delle lavorazioni, potendo contare anche sulle competenze produttive del gruppo", indicando la volontà di completare rapidamente "i passaggi necessari perché Firenze e Bologna e Milano possano tornare operative quanto prima".
A pagare il prezzo della situazione, secondo la Filcams Cgil, sono i dipendenti. Se a luglio erano circa una ventina, oggi ne sarebbero rimasti 15. Sul fronte delle retribuzioni il problema non sarebbe risolto: Michele Masetti della Filcams Cgil ha riferito che "lo stipendio di agosto doveva essere pagato il 10 settembre, l'azienda ha detto che sarebbe arrivato il 25 ma ancora non è arrivato nulla". Per il sindacalista la vicenda "sembra una storia infinita, i lavoratori rimasti sono frustrati ed esasperati dalla situazione. Non sanno come agire perché la situazione sembra bloccata".