Bologna · 28 Settembre 2026

Il Csm chiede l'apertura di una pratica a tutela dei pm di Ravenna: nel mirino anche le parole pronunciate al presidio di Bologna

I consiglieri togati hanno chiesto l'intervento del Comitato di presidenza dopo le polemiche sull'inchiesta sui certificati per i migranti; escluso Antonello Nicotra

I consiglieri togati del Consiglio superiore della magistratura hanno chiesto, con un'istanza datata 28 settembre, l'apertura di una pratica al Comitato di presidenza a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza dei magistrati della Procura di Ravenna. L'iniziativa segue le forti polemiche esplose intorno all'inchiesta sulle condotte di alcuni sanitari relative alle certificazioni per l'idoneità dei migranti destinati ai Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr).

Nel documento i togati, con l'eccezione del consigliere Antonello Nicotra, richiamano espressioni usate in dibattiti pubblici e articoli di stampa che a loro giudizio avrebbero oltrepassato il legittimo esercizio del diritto di critica, arrivando a investire l'imparzialità dei magistrati e la funzione giudiziaria.

Tra le espressioni citate nel testo figurano "caccia alle streghe", l'accusa di operare alla ricerca di "capri espiatori" e l'evocazione di "metodi da Gestapo". Quest'ultima formulazione, secondo il documento, era stata pronunciata dal segretario della Camera del lavoro di Bologna, Michele Bulgarelli, durante il presidio organizzato il 19 settembre in piazza Nettuno a sostegno dei sanitari perquisiti.

I togati sottolineano che non si intende impedire o limitare la critica all'operato della magistratura, ricordando che provvedimenti giudiziari e decisioni dei pubblici ministeri e dei giudici possono essere sottoposti a critique pubbliche, anche severe. Tuttavia, secondo i firmatari, alcune espressioni sarebbero andate oltre la critica di singoli atti, attribuendo all'attività dei magistrati finalità estranee all'accertamento dei fatti e all'applicazione della legge, con il rischio di determinare una delegittimazione della funzione giudiziaria.

La vicenda che ha generato le polemiche è tornata al centro dell'attenzione a metà settembre, quando la polizia, su disposizione della Procura di Ravenna, ha eseguito perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di oltre venti sanitari in diverse città italiane, tra cui Bologna. L'attività investigativa riguarda la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false che, secondo l'ipotesi degli inquirenti, sarebbero state utilizzate per impedire il trasferimento di cittadini stranieri irregolari nei Cpr.

Gli inquirenti collegano questo filone a un'indagine precedente a Ravenna su 34 certificati ritenuti falsi e rilasciati da medici dell'ospedale cittadino. Nel nuovo filone la Procura ha contestato anche l'ipotesi di associazione a delinquere; il materiale acquisito con le perquisizioni è al vaglio degli investigatori. La maggior parte dei professionisti raggiunti dalle perquisizioni non risultava indagata.

A Bologna, il 19 settembre, centinaia di persone hanno partecipato a un presidio in piazza Nettuno in sostegno dei sanitari perquisiti, con la presenza di medici, sindacati, associazioni e rappresentanti politici. Nella parte conclusiva del documento presentato al Csm, i consiglieri togati ribadiscono che la critica è legittima ma non può trasformarsi nella messa in discussione dell'indipendenza e dell'imparzialità dei magistrati sulla base delle decisioni assunte nell'esercizio delle loro funzioni, motivo per cui chiedono l'apertura della pratica a tutela della funzione giudiziaria.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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