Bologna · 23 Settembre 2026

Lepore: ripensare il futuro dell'ex caserma Sani con priorità ambientali e partecipazione

Il sindaco chiede una revisione dell'intesa con Cdp, un ruolo pubblico nell'acquisizione e maggior tutela del verde

Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha detto a Radio Città Fujiko che il Comune vorrebbe rimettere in discussione con Cassa depositi e prestiti (Cdp) il progetto per l'ex caserma Sani, osservando che "le priorità della città sono cambiate" con lo sviluppo del Tecnopolo e che per l'area serve "un interesse pubblico forte" e "una salvaguardia ambientale più stringente rispetto a quella che Cdp propone".

Lepore ha sottolineato che il futuro dell'area dovrà essere affrontato coinvolgendo il quartiere e ha escluso che il progetto debba prevedere un'espansione dei data center. Ha inoltre richiamato l'attenzione sugli interventi recentemente messi in atto dal collettivo Resistenze Spaziali nell'ex caserma e ha dichiarato che "sono temi che guardiamo con interesse", citando anche il percorso avviato con i cittadini nella vicina Casaralta.

Per il sindaco il primo passo dovrebbe essere l'acquisizione dell'area da parte di un soggetto pubblico: "Vorremmo che il primo vero segnale arrivasse da un'acquisizione dell'area", ipotizzando la possibile partecipazione della Regione, anche insieme a Cdp, e aggiungendo che "un ente pubblico garantirebbe meglio un percorso con la cittadinanza".

Lepore ha aperto alla possibilità di separare la Sani dal progetto complessivo sulle tre ex caserme, motivando che "la Sani ha bisogno di un progetto specifico" per via della complessità e delle dimensioni dell'area. Sul tema delle bonifiche ha osservato che "è necessario che le bonifiche abbiano prima dei carotaggi per capire che tipo di inquinamento c'è" e ha richiamato l'attenzione sulla possibilità di contaminazioni legate ad attività militari, che richiederebbero interventi significativi da progettare in funzione degli usi futuri e della necessità di salvaguardare il patrimonio arboreo.

Lo riporta l'agenzia Dire.

Fonte: Raccontiamo Bologna

Torna a Bologna