Sovraffollamento e irregolarità denunciate alla Dozza: i penalisti proclamano astensione
Oltre 800 detenuti a fronte di una capienza di circa 500, dieci educatori e denuncie su intercettazioni: astensione dalle udienze dal 23 al 29 settembre 2026
L'astensione dalle udienze e dalle attività giudiziarie in materia penale è stata proclamata dall'Unione delle Camere penali italiane, con la Camera penale di Bologna “Franco Bricola”, per il periodo dal 23 al 29 settembre 2026. L'iniziativa è motivata, secondo i penalisti, sia dalla necessità di tutelare la riservatezza dei colloqui tra difensore e assistito sia dalla volontà di denunciare la situazione del sistema penitenziario.
Nicola Mazzacuva, presidente della Camera penale di Bologna, ha definito la condizione del carcere della Dozza «gravissima ed emergenziale». I penalisti segnalano oltre 800 detenuti a fronte di una capienza regolamentare che raggiunge a fatica circa 500 posti, con due sezioni chiuse per lavori. Gli educatori sarebbero solamente dieci.
Mazzacuva richiama l'articolo 27 della Costituzione e sottolinea che un tasso di sovraffollamento superiore al 145% è, a suo avviso, in contrasto con il principio di umanità e con la funzione rieducativa della pena. Nel 2026, ha ricordato, i suicidi sono stati già 46, «molti di giovanissimi», e Bologna risulta il secondo carcere per suicidi dopo San Vittore di Milano.
La situazione riguarda anche la sezione femminile: secondo i penalisti sono 85 le donne detenute rispetto a una capienza regolamentare di 60 posti. «Il tasso di sovraffollamento è in continuo aumento» ha osservato Luca Sebastiani, evidenziando la difficoltà lavorativa e umana per chi opera nella struttura, dalla direzione alla polizia penitenziaria e agli educatori.
I penalisti avvertono inoltre di prospettive preoccupanti: l'Osservatorio carceri, citato nella denuncia, stima che senza interventi il tasso di sovraffollamento a Bologna potrebbe raggiungere il 186% nel novembre 2027, valore paragonato a quello del 2012 quando l'Italia fu sanzionata dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per condizioni degradanti nelle carceri.
La critica riguarda anche l'impostazione «carcere-centrica» dell'attuale Governo e la questione della recidiva, che i penalisti indicano intorno al 70%, nonostante una diminuzione complessiva dei reati.
Un ulteriore motivo alla base dell'astensione è la preoccupazione per la riservatezza dei colloqui: i penalisti fanno riferimento a quanto accaduto nel carcere di Perugia, dove per sei mesi sarebbero stati registrati colloqui all'interno del penitenziario. Secondo la ricostruzione di Mazzacuva, l'autorizzazione riguardava soltanto i colloqui tra un legale e il suo assistito, ma sarebbero stati intercettati tutti i colloqui tra avvocati e detenuti, con possibile lesione del diritto di difesa.
Sui fatti riferiti al carcere di Perugia i penalisti hanno chiesto chiarimenti al procuratore generale di Perugia e al ministro della Giustizia, lamentando che risultano in corso accertamenti di cui non sono ancora state fornite risposte.