Lepore e Guidone firmano la proposta di Confesercenti per le «Zes di prossimità»
La legge di iniziativa popolare punta a sgravi fiscali e contributivi per il commercio di vicinato; l’obiettivo è raccogliere 50mila firme. Confesercenti segnala 111.455 attività chiuse in Italia e 1.396 negozi persi a Bologna.
La raccolta di firme promossa da Confesercenti nazionale prende le mosse dalla preoccupazione per la progressiva perdita di negozi e servizi di quartiere. A Bologna il sindaco Matteo Lepore e l’assessora al commercio Luisa Guidone hanno firmato la proposta di legge di iniziativa popolare intitolata “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, che segue la sottoscrizione del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.
La proposta propone l’istituzione delle cosiddette Zes di prossimità, zone economiche speciali dedicate al commercio locale, nelle quali prevedere agevolazioni fiscali e contributive e incentivi agli investimenti per sostenere le piccole attività. L’obiettivo dichiarato è usare leve fiscali e contributive per riequilibrare il confronto tra rete fisica del commercio e grandi piattaforme di e‑commerce.
Secondo il sindaco Lepore la defiscalizzazione del piccolo commercio assume rilevanza di interesse pubblico: con l’espansione delle piattaforme e dell’e‑commerce si è accentuata una desertificazione commerciale in molte aree, tanto nei piccoli comuni quanto nelle città. L’e‑commerce, ha osservato il sindaco, può essere un’opportunità per i negozi locali, ma diventa un problema quando lo spostamento strutturale degli acquisti porta valore economico fuori dal territorio.
I dati citati da Confesercenti rilevano che in Italia, negli ultimi sei anni, sono scomparse 111.455 attività commerciali, con una perdita di ricchezza stimata dall’associazione in oltre 16 miliardi di euro. Confesercenti sottolinea inoltre effetti non immediatamente quantificabili, come la diminuzione dei servizi, la riduzione del presidio delle strade e un indebolimento della coesione sociale.
Per il presidente di Confesercenti Bologna, Loreno Rossi, il nodo è il divario competitivo: le Zes di prossimità dovrebbero offrire alle piccole attività sgravi fiscali e contributivi e condizioni più favorevoli per competere in un mercato che l’associazione giudica impari. Rossi ha indicato anche la proposta di reperire risorse tramite un maggiore contributo dei grandi operatori del commercio online, sostenendo che oggi questi soggetti godono di condizioni competitive migliori, pagano meno imposte e dispongono di dati dei consumatori.
A livello comunale, il Comune di Bologna ricorda interventi volti a sostenere la rete commerciale cittadina: misure per la rivitalizzazione dei mercati, con particolare riferimento al mercato di Vittorio Veneto, e progetti per hub urbani e di prossimità. L’Hub Mercato delle Erbe ha ottenuto un primo contributo regionale; per gli hub di Dagnini e Corticella si attende il riconoscimento.
Il Comune cita poi strumenti rivolti alle attività interessate dai cantieri urbani, tra cui uno sportello dedicato ai commercianti coinvolti dai lavori del tram, bandi per le attività toccate dai cantieri del tram e della Garisenda, nonché misure per la sicurezza e per il centro storico. Nel complesso Palazzo d’Accursio segnala quasi un milione e mezzo di euro di contributi a fondo perduto destinati ai commercianti.
Palazzo d’Accursio motiva il sostegno all’iniziativa nazionale con il limite delle competenze e delle risorse comunali: «stiamo già facendo molto, ma abbiamo bisogno di andare oltre gli strumenti che hanno i Comuni», è il senso delle osservazioni del sindaco Lepore, che ha inoltre richiamato gli effetti delle misure adottate per il centro storico e la richiesta, nei quartieri, di mantenere commercio di vicinato per beni fondamentali.
La raccolta delle 50mila firme si svolge anche a Bologna. La proposta può essere sottoscritta online attraverso la piattaforma del ministero della Giustizia, accedendo con Spid o Carta d’identità elettronica e selezionando la voce «Rigenerazione» tra le leggi di iniziativa popolare. La firma in presenza è possibile presso la sede provinciale di Confesercenti in via del Commercio Associato 30 e nella sede del centro storico in via Brugnoli 6/e.
I dati riferiti all’Emilia‑Romagna indicano che tra il 2019 e il 2025 il numero dei negozi nella regione è passato da 46.925 a 40.440, con una perdita di 6.485 attività pari al -13,8%. In Italia nello stesso periodo le imprese del commercio al dettaglio sono diminuite da 833.856 a 722.401, con 111.455 attività in meno (-13,4%).
Tra le province emiliano‑romagnole le contrazioni percentuali maggiori sono state registrate a Ravenna (-21,5%) e Ferrara (-20%). Seguono Bologna e Forlì‑Cesena (-14%), Parma (-13,1%), Piacenza e Rimini (-11,5%), Modena (-11,1%) e Reggio Emilia (-10%). In valore assoluto Bologna registra la perdita maggiore con 1.396 negozi in meno rispetto al 2019, seguita da Ravenna (-931) e Modena (-769).
Secondo le elaborazioni di Confesercenti, la perdita di valore trattenuto nell’economia locale in Emilia‑Romagna tra il 2019 e il 2025 è stimata in circa 972,75 milioni di euro. L’impatto maggiore riguarda la provincia di Bologna, con circa 209,4 milioni di euro, seguita da Ravenna (139,65 milioni), Modena (115,35 milioni), Ferrara (114,15 milioni), Rimini (92,1 milioni), Forlì‑Cesena (91,05 milioni), Parma (87 milioni), Reggio Emilia (69 milioni) e Piacenza (55,05 milioni).
La proposta di Confesercenti cerca così di trasferire al livello nazionale un tema che, secondo l’associazione e l’amministrazione comunale, richiede strumenti oltre le possibilità dei singoli Comuni, mettendo al centro la tutela del commercio di prossimità non solo come settore economico ma anche come infrastruttura sociale per le comunità locali.
Fonte: Raccontiamo Bologna (articolo pubblicato il 23/09/2026, autore Erika Bertossi).