Venti indagati per le minacce al sindaco Lepore dopo gli scontri legati alla morte di Abderrahim Fakir
La procura di Bologna coordina le indagini su messaggi minatori giunti al primo cittadino: tra gli indagati studenti, residenti e commercianti, nessuna regia comune emersa finora
Ventidue? No: sono venti le persone risultate finora iscritte nel registro degli indagati nell’inchiesta sulle minacce arrivate al sindaco di Bologna Matteo Lepore, secondo quanto emerso dagli accertamenti coordinati dalla procura cittadina.
Le intimidazioni, arrivate sia tramite social sia alla casella di posta personale del sindaco, sono state inviate nel clima di forte tensione seguito alla morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto il 19 luglio al Pilastro durante un intervento delle forze dell’ordine, e ai successivi scontri in centro città la sera successiva. In alcuni messaggi si leggono minacce esplicite, tra cui frasi come "Ti veniamo a prendere noi. A te e ai tuoi figli" e "Tanto sappiamo dove abiti"; nel secondo caso sarebbe stato riportato anche un indirizzo riconducibile a Lepore, ma non più attuale.
La denuncia del sindaco ha attivato le indagini della polizia, che hanno portato all’individuazione dei profili ritenuti responsabili. Tra gli indagati figurano prevalentemente cittadini comuni, molti residenti a Bologna, compresi studenti e commercianti del centro storico; nel gruppo ci sono però anche persone che risiedono fuori dalla provincia di Bologna e fuori dall’Emilia-Romagna. Al momento degli accertamenti non sarebbe emersa una regia comune o un’azione coordinata che abbia organizzato l’invio delle minacce, e l’indagine proseguirà per definire le singole posizioni.
Le intimidazioni a Lepore si inseriscono in un contesto di tensioni cittadine dopo la morte di Fakir: sui muri di Bologna sono comparse scritte contro il Governo e le forze dell’ordine, alcune con minacce. Per alcuni episodi la Polizia di Stato, tramite la Digos, ha individuato e denunciato un 23enne francese in relazione alle scritte comparse in vicolo Bianchetti.
Altri episodi segnalati includono imbrattamenti sulla collina in via Codivilla, dove sotto il cartello della Fonte Remonda è stata vergata la scritta "Meloni impiccata" e, poco distante, la frase in francese "Tout le monde déteste la police"; e una scritta sul telone di un cantiere in Strada Maggiore, sotto il Portico dei Servi, con il nome di Fakir e una frase in inglese che attribuisce alla polizia la responsabilità della sua morte, oltre a insulti e simboli come la "A" anarchica e il disegno capovolto di quella che sembra una volante.
Sulla situazione è intervenuto il segretario provinciale del Siulp, Pasquale Palma, richiamando all’attenzione la necessità di abbassare i toni e di responsabilità nell’esprimere accuse e insulti, mentre l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna ha sollecitato un intervento della Giunta comunale per valutare l’adozione del Daspo urbano nei confronti di chi ha realizzato le scritte, ha aggredito agenti in piazza Roosevelt o sta inviando minacce.
Le indagini sui vari episodi proseguono: il fascicolo sulle intimidazioni rivolte al sindaco ha portato finora all’iscrizione di venti persone nel registro degli indagati, e gli inquirenti stanno verificando se ulteriori accertamenti possano far emergere altre responsabilità.