Bologna · 14 Settembre 2026

Iavarone trasferito a Bancali: la famiglia Gualzetti acquisisce documenti sul percorso detentivo

L'avvocata Valentina Presicce ha raccolto carte su trasferimenti, sanzioni e un episodio violento legato al periodo trascorso al Pratello di Bologna; il padre di Chiara chiede che resti in carcere

Iavarone trasferito a Bancali: la famiglia Gualzetti acquisisce documenti sul percorso detentivo

La legale della famiglia Gualzetti, avvocata Valentina Presicce, ha reso note documentazioni riguardanti il percorso detentivo di Andrea Iavarone, condannato per l'omicidio di Chiara Gualzetti, 15enne uccisa il 27 giugno 2021 a Monteveglio, nel Bolognese.

Secondo quanto riferito dalla legale, Iavarone è stato trasferito dall'Istituto penale per minorenni (Ipm) di Quartucciu, in Sardegna, al carcere per adulti di Bancali, a Sassari, dopo un grave episodio di violenza nei confronti di un altro detenuto.

Presicce ha inoltre ricostruito fasi precedenti della detenzione: il periodo trascorso all'Ipm 'Pratello' di Bologna, dove su un profilo Instagram di un altro detenuto erano apparse fotografie di Iavarone in posa con il segno della "V" accompagnate — secondo la legale — dalla parola "Killer" e da un cuore. Per quell'episodio, riferisce la legale, Iavarone sarebbe stato sanzionato con cinque giorni di esclusione dalle attività in comune.

Dalla documentazione ottenuta dalla legale emergono dettagli sul trasferimento: Iavarone sarebbe stato spostato dal Pratello all'Ipm di Quartucciu il 12 luglio 2023; successivamente, sempre secondo la ricostruzione fornita da Presicce, la richiesta di nulla osta per il trasferimento al carcere per adulti sarebbe stata determinata da un episodio avvenuto nella mensa dell'Ipm di Quartucciu.

Nella ricostruzione fornita dalla legale, Iavarone e un altro ragazzo avrebbero nascosto nei pantaloni una piccola lama e un pezzo di vetro, attendendo l'arrivo di un terzo detenuto per poi aggredirlo. Presicce riferisce che, dopo l'aggressione, Iavarone avrebbe raccolto con le dita il sangue presente sul pavimento, lo avrebbe leccato e pronunciato la frase: "Questo è il sangue di quel bastardo, non è il mio. Lo riconosco". Queste informazioni sono indicate dalla legale come contenute nella documentazione acquisita.

Secondo quanto riporta Presicce, l'équipe trattamentale di Quartucciu avrebbe altresì rilevato criticità nel comportamento del detenuto: la collaborazione mostrata durante il percorso sarebbe stata valutata come strumentale all'ottenimento di benefici penitenziari, con atteggiamenti manipolativi e una regressione comportamentale quando la concessione di permessi premio è apparsa improbabile. L'équipe avrebbe segnalato un rischio per la sicurezza dell'ambiente detentivo e atteggiamenti di sopraffazione psicologica nei confronti di altri internati, elementi che avrebbero motivato la richiesta di trasferimento a una struttura per adulti.

La difesa della famiglia ha avviato, negli ultimi mesi, richieste di accesso agli atti per ricostruire il percorso detentivo e verificare eventuali provvedimenti disciplinari o concessioni di benefici; il 16 luglio scorso Presicce ha presentato un'istanza di accesso agli atti al magistrato di Sorveglianza per i minorenni di Bologna e, dopo il rigetto, si è rivolta al ministero della Giustizia e al Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità.

Il padre di Chiara, Vincenzo Gualzetti, è citato nelle dichiarazioni riportate dalla legale: "L'assassino di mia figlia deve rimanere in carcere, è pericoloso".

Presicce ha inoltre sollevato questioni più ampie sulla concessione dei benefici penitenziari a persone condannate per delitti particolarmente gravi, auspicando tra l'altro che il femminicidio venga considerato reato ostativo ai fini dell'accesso a tali benefici. La legale collega il caso Gualzetti ad altre vicende che ha seguito, tra cui quella di Noemi Durini, e afferma di continuare a occuparsi della documentazione e dell'assistenza alle famiglie delle vittime.

Tutte le circostanze e le ricostruzioni riportate in questo articolo sono tratte dalla documentazione e dalle dichiarazioni rese pubbliche dall'avvocata Valentina Presicce e dalle dichiarazioni del padre della vittima, così come riferito dalla fonte.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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