A Bologna il Piano Strategico 2026-2030 della Fondazione Giulia Cecchettin
Gino Cecchettin ha presentato 'La rete di Giulia', progetto centrale della fondazione per sostenere la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere; presente il sindaco Matteo Lepore.
La Fondazione Giulia Cecchettin ha scelto Bologna come luogo per la presentazione del Piano Strategico 2026-2030. L’iniziativa ha come cuore il progetto denominato 'La rete di Giulia', definito dagli organizzatori come 'il cuore pulsante' della fondazione.
Sul sito della fondazione si legge che l’ente è nato per "portare avanti la missione di promuovere la cultura del rispetto, contrastare la violenza di genere e sostenere le vittime". Il progetto 'La rete di Giulia' prevede, tra l’altro, una membership basata su donazioni regolari per sostenere lo sviluppo dei programmi dell’ente del terzo settore.
Il nome del progetto è un tributo a Giulia Cecchettin, la donna di 22 anni uccisa nel novembre del 2023; l’episodio è stato attribuito all’ex fidanzato Filippo Turetta. A presentare il progetto a Bologna è stato il padre di Giulia, Gino Cecchettin, che ha riunito la rete nazionale per illustrare il Piano Strategico 2026-2030.
All’incontro ha partecipato anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che sui social ha pubblicato un intervento nel quale sottolinea la necessità di prevenire la violenza e rafforzare i servizi territoriali. Lepore scrive: “La violenza contro le donne ha radici profonde. E per questo va combattuta prima che diventi violenza. Anche a Bologna, secondo i dati dei nostri centri antiviolenza, il 94% delle donne che vi si sono rivolte ha subito violenza da una persona conosciuta. Un partner, un ex partner, un familiare, un amico. È una verità difficile, ma dobbiamo avere il coraggio di guardarla in faccia”.
Il sindaco prosegue ribadendo l’importanza di servizi stabili e di interventi preventivi: “Per questo servono centri antiviolenza forti e finanziati stabilmente - continua -, servizi territoriali che possano lavorare sulla prevenzione, città più sicure e inclusive. E serve soprattutto educare i nostri ragazzi e le nostre ragazze alle relazioni, al rispetto, alla libertà dell’altra persona, alla gestione delle emozioni e all’accettazione di un rifiuto. L’educazione all’affettività non è un tema secondario. È una delle più importanti politiche di prevenzione che possiamo mettere in campo. E ci batteremo insieme per questo”, conclude Lepore.