Bologna, indagini sulla manifestazione del 20 luglio dopo la morte di Fakir: circa 150 posizioni al vaglio
La Questura segnala 26 deferimenti complessivi, un arresto e quattro divieti di accesso alle aree urbane; 64 agenti feriti e danni ingenti nel centro
La Questura di Bologna ha intensificato le indagini in relazione alla manifestazione del 20 luglio successiva alla morte di Abderrahim Fakir. Il 43enne, originario del Marocco e da tanti anni residente in Italia, è morto lo scorso luglio durante un controllo di polizia nel quartiere Pilastro, a Bologna.
La protesta, che si è sviluppata nelle vie del centro cittadino, ha visto scontri tra manifestanti e agenti. La Questura parla di «gravissimi episodi di violenza» e segnala sessantaquattro operatori delle forze dell’ordine feriti, sei mezzi della polizia di Stato danneggiati, vetrine di negozi e banche devastate con sportelli bancomat fuori uso, cassonetti della spazzatura distrutti, due auto incendiate e decine di biciclette sradicate per erigere barricate, oltre alla «completa compromissione di un cantiere tranviario».
La manifestazione si è concentrata tra piazza Roosevelt, via Venezian, via della Zecca e via Ugo Bassi. Secondo la Questura il quadro investigativo è «complesso e ricco di elementi», e l’attività investigativa, supportata da materiale video e fotografico in possesso delle forze dell’ordine, ha portato a vagliare la posizione di circa 150 persone.
Nel corso delle proteste sono state contestate due sanzioni amministrative per violazione dell’articolo 18 del Tulps. Un altro uomo è stato arrestato in flagranza dopo aver lanciato pietre, bottiglie e colpi contundenti contro agenti in tenuta antisommossa; l’arrestato ha opposto resistenza ed è stato sottoposto al provvedimento di divieto di accesso alle aree urbane (Dacur).
Le immagini video hanno consentito di individuare undici persone vicine al Cua (Collettivo universitario autonomo), ritenute responsabili a vario titolo e in concorso di resistenza aggravata, danneggiamento e lancio di oggetti pericolosi; per tre di queste persone è stato disposto il Dacur. Altre quindici persone sono state identificate come presunte responsabili dei reati di devastazione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lancio di oggetti in occasioni di manifestazioni pubbliche e travisamento.
In totale, secondo quanto comunicato dalla Questura, le misure emesse sono: due sanzioni amministrative, un arresto in flagranza e quattro provvedimenti di divieto di accesso ai luoghi urbani, per un totale di ventisei persone complessivamente deferite all’autorità giudiziaria tra il nucleo iniziale identificato in tempo reale e i successivi soggetti via via individuati dagli investigatori. Al momento sono al vaglio ulteriori identificazioni e sono in definizione le posizioni di altri manifestanti per vari capi d’accusa.