Bologna · 08 Settembre 2026

Falso diploma per lavorare nelle scuole: 46enne condannato a restituire 2.878,44 euro

La sezione regionale della Corte dei conti ha riconosciuto il dolo; le verifiche sono state svolte anche dalla Guardia di finanza di Bologna

Falso diploma per lavorare nelle scuole: 46enne condannato a restituire 2.878,44 euro

La sezione giurisdizionale per l'Emilia-Romagna della Corte dei conti ha condannato un 46enne campano a risarcire all'erario 2.878,44 euro, oltre a rivalutazione monetaria, interessi e spese di giustizia, per aver utilizzato un diploma falso per lavorare come collaboratore scolastico.

La vicenda è emersa nell'ambito di un'indagine della procura di Vallo della Lucania su un presunto sistema illecito collegato a un istituto di Castellabate (provincia di Salerno). Secondo la ricostruzione, la scuola sarebbe stata impiegata per produrre centinaia di falsi diplomi e abilitazioni destinati a favorire l'accesso irregolare alle graduatorie del personale Ata e docente in più regioni.

Nel 2017 l'uomo presentò domanda per l'inserimento nella terza fascia delle graduatorie Ata per il triennio 2017-2019 nel territorio di Forlì-Cesena, dichiarando di possedere un diploma di qualifica come operatore dei servizi di ristorazione, conseguito nell'agosto 2013 presso l'istituto salernitano con il voto di 100/100.

Con quel titolo il 46enne stipulò contratti a tempo determinato con l'Istituto comprensivo Valle Savio di Mercato Saraceno e con la Scuola primaria Circolo didattico Cesenatico 2, percependo nel corso del 2019 retribuzioni lorde per circa 2.800 euro.

Le verifiche dell'Ufficio scolastico regionale e gli accertamenti delegati alla Guardia di finanza di Bologna hanno fatto emergere irregolarità: la matricola riportata sul documento risultava appartenere a un altro istituto statale di Nocera Inferiore e, presso la scuola paritaria indicata, non sarebbe mai stata svolta una sessione straordinaria d'esame nel mese di agosto.

Nel giudizio contabile, celebrato in assenza dell'interessato, rimasto contumace, i giudici hanno ritenuto sussistente il dolo, indicando che l'uomo era consapevole della falsità del titolo presentato. Il collegio presieduto dal magistrato Massimo Perin ha richiamato il principio secondo cui la prestazione lavorativa svolta senza i requisiti richiesti e ottenuta con dolo è qualitativamente inferiore e priva di valore giuridico, motivo per cui il danno erariale è stato quantificato nell'intero ammontare delle retribuzioni ricevute.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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