Bologna · 06 Settembre 2026

Sei anni, aggredita al parco di San Donnino: indagini e prese di posizione

La bambina è stata portata al Sant’Orsola; la polizia sta ricostruendo la dinamica e il Coordinamento docenti chiede un approccio educativo

Sei anni, aggredita al parco di San Donnino: indagini e prese di posizione

Una bambina di sei anni è stata aggredita nel pomeriggio al parco di San Donnino, nel quartiere San Donato di Bologna. L’episodio sarebbe avvenuto intorno alle 17 di giovedì mentre la piccola si trovava al parco insieme alla madre.

Secondo le prime ricostruzioni la bambina sarebbe stata avvicinata, circondata e colpita con alcuni calci da un gruppo di cinque bambini di età inferiore ai dieci anni. La madre sarebbe intervenuta, facendo allontanare il gruppo, e ha accompagnato la figlia al Policlinico Sant’Orsola per le cure.

Sulla vicenda sono in corso accertamenti da parte della polizia, che sta cercando di ricostruire con precisione la dinamica e di identificare i minori coinvolti anche attraverso la visione delle immagini delle telecamere presenti nella zona. Stando alle prime informazioni, la bambina e gli altri minori non si conoscevano e la madre ha dichiarato di non averli mai visti prima.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), presieduto dal professor Romano Pesavento, ha espresso «seria preoccupazione» per la vicenda e ha chiesto di evitare conclusioni anticipate. Il Coordinamento sottolinea che «la particolare gravità dell'episodio, qualora la dinamica riferita trovi conferma, deriva anche dalla giovanissima età dei bambini coinvolti» e osserva che «la risposta non può esaurirsi nella riprovazione del gesto». I docenti richiamano il ruolo della scuola e della comunità adulta nel promuovere competenze come il riconoscere i limiti, governare l'impulsività e affrontare i conflitti senza ricorrere alla sopraffazione.

Il CNDDU invita inoltre a riconoscere tempestivamente segnali di difficoltà — come aggressività ricorrente o incapacità di gestire la frustrazione — senza avviare «processi di stigmatizzazione del minore», e a favorire il raccordo tra scuola, famiglia e servizi per interventi educativi adeguati. I docenti esprimono cautela anche sul modo in cui il caso viene raccontato mediaticamente, richiamando ad evitare che l'origine familiare o geografica dei minori diventi una chiave di lettura dell'accaduto.

Sono intervenuti sul caso anche il consigliere comunale di Fratelli d'Italia Gabriele Giordani e la consigliera di quartiere FdI Giovanna Conza. I due esponenti hanno attribuito l’episodio a «una cultura del sopruso e della prevaricazione» e hanno chiesto che i servizi sociali «monitorino maggiormente le situazioni familiari del territorio e prendano in carico i casi che possono poi portare ad atti di questa gravità», con un confronto anche con gli istituti scolastici. FdI ha inoltre sollecitato un rafforzamento della presenza della polizia locale sul territorio, ritenuto «necessario un maggior presidio» per dimostrare che non esistono «zone franche».

La vicenda ha suscitato numerose reazioni sui social network, con definizioni che vanno da «polveriera» del quartiere San Donato all'uso dell'espressione «baby gang» e invocazioni di conseguenze anche considerando l'età dei responsabili. Il CNDDU richiama invece la priorità della tutela della bambina e la necessità di predisporre condizioni di prevenzione, ascolto e accompagnamento da parte delle istituzioni educative e della comunità adulta, come ricordato dal presidente Romano Pesavento.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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