Bologna · 03 Settembre 2026

Primo esame tossicologico: positivo alla cocaina il test sul caso Fakir, il legale chiede prudenza

Gli accertamenti iniziati il 3 settembre a Bologna: servono approfondimenti per stabilire quantità, tempi e incidenza della sostanza, dice l'avvocato Fabio Anselmo

Primo esame tossicologico: positivo alla cocaina il test sul caso Fakir, il legale chiede prudenza

Sono iniziati il 3 settembre gli accertamenti tossicologici sul corpo di Abderrahim Fakir. Il primo test per la ricerca di cocaina è risultato positivo, ma saranno necessari ulteriori esami per stabilire con precisione quantità, tempi di assunzione e l'eventuale incidenza della sostanza sulla sua morte.

Fakir, 42 anni, era deceduto il 19 luglio durante un intervento della polizia in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna. Sulla vicenda è aperta un'inchiesta e sono al centro delle indagini le modalità con cui l'uomo è stato immobilizzato a terra.

A intervenire sui risultati iniziali dell'autopsia è l'avvocato Fabio Anselmo, che assiste i familiari. Anselmo ha sottolineato che "il primo test sulla cocaina è positivo e sarà quindi necessario stabilire con precisione quantità, tempi e reale incidenza di quella sostanza" e ha invitato ad attendere gli esiti completi prima di trarre conclusioni. Secondo il legale, per qualcuno il risultato positivo sembrerebbe già sufficiente "per trasformarla nella spiegazione di tutto, cancellando ciò che è accaduto davanti a una telecamera".

Il difensore ha elencato una serie di elementi che, a suo avviso, dovranno essere valutati nell'ambito dell'inchiesta e degli accertamenti medico-legali: i "segni drammatici sulla schiena", i "colpi ricevuti durante quella compressione", l'utilizzo ripetuto dello spray al peperoncino, "una frattura allo stragalo" e le "evidenti lesioni ecchimotiche ai polsi nella zona delle manette". Si tratta, ha precisato Anselmo, di elementi che richiedono valutazione prima di attribuire cause definitive al decesso.

Particolare attenzione è stata riservata al filmato dell'intervento, in cui si sente Fakir ripetere "non respiro, non respiro"; quelle immagini sono tra gli elementi su cui insiste la famiglia tramite il proprio legale.

Richiamando casi giudiziari del passato, come le morti di Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini e Stefano Cucchi, Anselmo ha sostenuto che in passato la presenza di sostanze stupefacenti sia stata talvolta usata per orientare prematuramente la lettura di vicende complesse. "Una cosa è certa e non è seriamente né onestamente possibile metterla in discussione: droga o non droga, senza quell'intervento, senza quella compressione violenta e prolungata, Fakir non sarebbe morto in quel modo e in quel momento", ha affermato il legale, precisando che si tratta della tesi della famiglia e che saranno gli accertamenti medico-legali e l'inchiesta a ricostruire cause ed eventuali responsabilità.

Anselmo ha concluso ricordando che la difesa dei familiari è pronta ad affrontare gli esiti degli esami "perché gli accertamenti scientifici devono servire a cercare la verità, non a costruire in anticipo una verità più comoda".

Fonte: Raccontiamo Bologna

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