Bologna · 03 Settembre 2026

Kit anti‑overdose a Bologna, scontro tra Cavedagna (FdI) e l’amministrazione comunale

L’europarlamentare contesta la distribuzione di siringhe sterili e kit per la prevenzione dell’overdose; il Comune ricorda che la riduzione del danno è pratica consolidata dal 1994 e nei LEA dal 2017

Kit anti‑overdose a Bologna, scontro tra Cavedagna (FdI) e l’amministrazione comunale

L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna ha rivolto una critica all’amministrazione comunale di Bologna e ha chiesto il blocco del protocollo per il trattamento delle dipendenze pubblicato dall’area Welfare di Palazzo d’Accursio, coordinato dal Comune, dall’Ausl e dall’Asp. Al centro della contestazione c’è la distribuzione di siringhe sterili, profilattici e kit per la prevenzione dell’overdose.

Cavedagna ha detto che l’iniziativa “in pratica, il Comune di Bologna con i soldi dei cittadini ti insegna come drogarti in maniera consapevole” e ha definito la misura una “follia”, sostenendo che rischierebbe di legittimare il consumo e lo spaccio di sostanze. L’europarlamentare ha inoltre chiesto quale sia il costo dell’iniziativa e affermato: “Neanche un euro dei bolognesi deve finire per comprare siringhe per tossicodipendenti”.

Il protocollo contestato è descritto dall’area Welfare di Palazzo d’Accursio come parte di una strategia di riduzione del danno attiva a Bologna dal 1994 e inclusa, dal 2017, nei Livelli essenziali di assistenza (LEA). Secondo la nota comunale, la distribuzione di strumenti di protezione dall’overdose avviene grazie all’Ausl in accordo con il Comune.

Palazzo d’Accursio ha richiamato anche indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, che segnala la disponibilità di aghi e siringhe sterili presso i servizi per le dipendenze (SerD/SerT) e nelle unità mobili o servizi a bassa soglia. Il Comune ha definito la riduzione del danno una pratica consolidata, adottata in molte città italiane e nel mondo, incluse amministrazioni di centrodestra.

Nella replica, l’amministrazione comunale ha sostenuto che questo approccio ha contribuito, fin dall’emergenza eroina, a salvare vite, ridurre il numero delle infezioni e delle overdosi e contenere i contagi da AIDS, citando “centinaia di studi scientifici italiani e internazionali” a supporto dell’efficacia della riduzione del danno.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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