Testimone del video su Abderrahim Fakir: «Minacciato, sto pensando di lasciare il Paese»
Un uomo di 37 anni, presente nelle immagini che mostrano gli ultimi istanti del 43enne di origine marocchina, racconta di essere stato picchiato e costretto ad allontanarsi dal Pilastro
Nel video che mostra gli ultimi momenti di vita di Abderrahim Fakir, 43enne di origine marocchina, compare anche un uomo a petto nudo che aiuta gli agenti di polizia a tenere fermo la persona poi deceduta. Quel testimone ha 37 anni, è di origine kossovara, e ha rilasciato la sua prima intervista al quotidiano Repubblica.
L'uomo racconta di aver subito dopo l'episodio minacce da parte di residenti e di essere stato picchiato. «Sto pensando di lasciare il Paese», afferma, pur sottolineando di non aver commesso reati: «Non spaccio, non rubo, non ho mai ammazzato nessuno». Dice inoltre di sperare che la famiglia di Fakir possa «aiutarmi in qualche modo, e convincere chi mi vuole fare del male che non c’entro niente».
Secondo il racconto del 37enne, da quel giorno non può più frequentare il quartiere: è scappato per paura dopo le minacce di «un gruppo nutrito di residenti». Riporta frasi che gli sarebbero state rivolte: «Ti spacchiamo la testa», «Devi sparire», «Vattene perché ti fanno la pelle». Aggiunge di essere stato anche picchiato.
Padre di tre figli, da un mese e mezzo vive a casa di un amico e torna al Pilastro solo per trovare la madre, che abita in via Svevo. Spiega che inizialmente due ragazzi del Marocco collaboravano con gli agenti senza subire le conseguenze che invece sostiene di aver subito lui. Racconta di essere intervenuto su richiesta spontanea delle forze dell'ordine per «tenendolo fermo per bene» perché Fakir non si calmava, e di averlo fatto «quasi per un senso di generosità».
Dichiara di essersi accertato più volte delle condizioni dell'uomo, chiedendo «Ragazzi, ma respira?», e di aver visto personale qualificato vicino. Dice di essere andato via per sciacquarsi nel suo appartamento al piano di sopra e di essere tornato quando stavano già tentando la rianimazione: «non rispondeva più». Racconta di essersi sentito in colpa, impaurito e dispiaciuto.
Infine afferma di essere andato dal fratello di Fakir per spiegare quanto aveva visto, ma di aver subito da quel momento un arresto nella propria vita: «dopo quel video, la mia vita si è fermata».