Bologna · 25 Agosto 2026

Occupazioni a Bologna in calo: tra emergenza abitativa e nuove norme penali

Tra difficoltà organizzative, aumento dei prezzi degli affitti e modifiche legislative, gli spazi politicizzati si riducono e l’attivismo si sposta

Occupazioni a Bologna in calo: tra emergenza abitativa e nuove norme penali

Il 21 aprile 2022, durante le commemorazioni per la Liberazione, il sindaco Matteo Lepore ha richiamato l’importanza della trasmissione dei valori cittadini, osservando come «nonostante Bologna cambi circa un terzo dei propri residenti ogni dieci anni» rimanga comunque una comunità con una propria identità.

Per chi arriva in città è comune sentir dire che «Bologna non è più quella di una volta», un refrain che spesso si collega alla perdita di luoghi in cui si trasmettevano pratiche politiche, culturali e sociali. Secondo l’articolo, questi spazi politicizzati hanno da sempre svolto la funzione di laboratori di idee e di aggregazione, elementi ritenuti essenziali per il contrasto e la vitalità democratica.

Negli ultimi anni molti di questi luoghi sono venuti meno: storici centri sociali come Xm24 e Crash non esistono più nelle forme del passato. Allo stesso tempo è aumentata la componente abitativa nelle occupazioni: casi recenti citati nell’articolo sono Besta, John Hopkins e Pilastro, mentre esperienze come Casa Carracci, in Bolognina, hanno offerto risposte concrete al bisogno di alloggi per decine di persone.

L’articolo collega questo fenomeno alla contrazione del mercato immobiliare cittadino: aumento dei prezzi, riduzione di soluzioni abitative accessibili per giovani, studenti e precari e l’impatto di piattaforme come Airbnb. In assenza di luoghi stabili, l’attivismo si è spesso spostato in strada, con iniziative anche a difesa del verde pubblico.

Il Comune ha promosso un Piano casa definito ampio e ambizioso, ma che secondo l’articolo non risolve il problema del «qui ed ora». Di conseguenza si sono viste soluzioni ibride: occupazioni di porzioni di palazzine o stabili diventati presidi tollerati o in qualche caso legalizzati. Casa Carracci è rimasta però, per ora, un unicum; altre esperienze, come l’occupazione di via don Minzoni, si sono concluse dopo breve tempo.

L’articolo segnala anche difficoltà organizzative dei collettivi che si occupano di casa: sono pochi, è impegnativo organizzare processi di autorecupero e c’è il rischio di conseguenze penali. In particolare, il governo Meloni ha introdotto una nuova fattispecie, l’articolo 634‑bis del codice penale, denominata «occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui», che prevede la reclusione da un minimo di due fino a un massimo di sette anni. Il nuovo articolo si configura come quadro più severo rispetto al reato previsto dall’articolo 633. Contemporaneamente, lo stesso decreto ha inserito l’articolo 321‑bis che accelera l’iter di reintegrazione nel possesso dell’immobile occupato, prevedendo anche lo sgombero immediato in ipotesi di abitazione principale.

Nel complesso, l’articolo osserva che a Bologna le occupazioni non sono più un fenomeno diffuso come in passato e che, dopo le manifestazioni pubbliche, resta il ricordo di un’esperienza oggi più contenuta. Per quanto riguarda la creazione di spazi di socialità, l’assessore Raffaele Laudani indica come tendenza la concessione temporanea di spazi; l’articolo segnala che in città sono presenti diverse esperienze di questo tipo e alcune case di quartiere, ma sottolinea che non corrispondono alle caratteristiche dei luoghi politicizzati né rispondono alla domanda di abitazioni.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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