Bologna · 29 Ottobre 2026

Morte di Abderrahim Fakir, la perizia della famiglia: "Non è dimostrato che la cocaina sia la causa principale"

Il medico legale Vittorio Fineschi contesta la consulenza della Procura: al centro della ricostruzione la contenzione prona e la compressione del torace durante il fermo al Pilastro

Morte di Abderrahim Fakir, la perizia della famiglia: "Non è dimostrato che la cocaina sia la causa principale"
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Il professor Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina legale all’Università Sapienza di Roma e direttore dell’Unità complessa di Medicina legale del Policlinico Umberto I, ha depositato osservazioni critiche alle conclusioni della consulenza nominata dalla Procura di Bologna. Fineschi è consulente dell’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta la famiglia di Abderrahim Fakir, morto il 19 luglio al Pilastro durante un fermo di polizia.

Secondo la consulenza della Procura, il decesso sarebbe principalmente riconducibile a un’insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione da cocaina, aggravata da una grave cardiopatia, dall’agitazione psicomotoria e dalla posizione prona. Nelle sue osservazioni, Fineschi contesta la catena causale proposta e ritiene che i dati tossicologici non siano sufficienti a dimostrare che la cocaina abbia provocato l’emorragia alveolare riscontrata all’autopsia.

Gli esami tossicologici hanno rilevato concentrazioni di cocaina pari a 365 nanogrammi per millilitro nel sangue periferico e 342 nel sangue centrale. Fineschi scrive che "la positività tossicologica per cocaina dimostra l'esposizione alla sostanza, ma non dimostra che essa abbia provocato l'emorragia alveolare né che abbia rappresentato la causa determinante della morte". Il medico legale sottolinea inoltre che la letteratura sulle emorragie polmonari associate alla cocaina riguarda prevalentemente casi legati all’inalazione di crack, modalità che nel caso in esame non risulta dimostrata.

Un elemento posto al centro della critica è la modalità di contenimento: secondo le osservazioni, Fakir sarebbe rimasto in posizione prona per circa sei minuti e 27 secondi, con le braccia immobilizzate posteriormente e il corpo trattenuto contro il selciato. Fineschi segnala che la posizione a pancia in giù e la compressione del tronco contro il terreno possono limitare l’espansione del torace e la ventilazione, e perciò vanno considerate fattori causali concreti e non mere circostanze accessorie.

Il medico legale richiama anche reperti anatomopatologici che, a suo avviso, avrebbero dovuto essere maggiormente valutati: infiltrazioni emorragiche nei muscoli del collo, del torace e del dorso. Fineschi osserva che l’assenza di fratture costali o sternali non esclude la possibilità che una pressione esterna abbia compromesso funzionalmente la ventilazione.

Un altro punto della contestazione riguarda la sequenza temporale dei fatti. Prima dell’intervento delle forze dell’ordine, la documentazione descriverebbe Fakir come estremamente agitato ma capace di correre e di compiere movimenti energici; dopo la messa a terra e l’immobilizzazione, si sarebbe assistito a un rapido peggioramento con perdita di coscienza, respirazione sempre più flebile, caduta della pressione arteriosa, cianosi e infine arresto cardiaco. Per Fineschi, questa transizione immediatamente successiva al contenimento è un elemento circostanziale di primaria importanza e risulta compatibile con una grave compromissione respiratoria provocata o aggravata da restrizione meccanica del torace.

La consulenza della Procura aveva inoltre evidenziato una severa coronaropatia trivasale, con restringimenti fino all’80%, e segni di un precedente infarto. Fineschi non sottovaluta la gravità della patologia cardiaca, ma ritiene che i reperti non dimostrino un danno miocardico acuto tale da attribuire a un evento cardiaco improvviso la causa immediata del decesso. Il professor Fineschi osserva che il ritmo cardiaco terminale non defibrillabile è compatibile con un arresto conseguente a grave ipossia e non consente, da solo, di identificare la cocaina o la coronaropatia come fattori determinanti.

Nelle conclusioni delle osservazioni, Fineschi propone una lettura multifattoriale dell’insufficienza respiratoria acuta, nella quale la componente meccanica derivante dalla contenzione e dalla compressione toracica assume, a suo giudizio, un ruolo causale di primo piano. "Non raggiunge una dimostrazione scientificamente sufficiente per sostenere che la cocaina abbia costituito il fattore determinante dell'insufficienza respiratoria acuta e dell'exitus", scrive il professor Fineschi, aggiungendo che non è stato dimostrato il passaggio decisivo che colleghi la cocaina all’emorragia alveolare e che escluda un ruolo determinante della contenzione toracica.

Il documento conclude richiamando la "fase di contenzione prona con schiacciamento del torace contro il selciato" e il rapido peggioramento delle condizioni cliniche come elementi che, secondo Fineschi, provano che la contenzione stessa ha avuto un ruolo determinante nella precipitazione dell'insufficienza respiratoria.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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