Bologna · 28 Ottobre 2026

Bodycam e perizia: registrate frasi degli agenti durante l'intervento sul caso Fakir

Il legale della famiglia ha presentato una nuova denuncia; il capogruppo Detjon Begaj chiede di valutare l'idoneità a indossare la divisa

Bodycam e perizia: registrate frasi degli agenti durante l'intervento sul caso Fakir
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Il 27 ottobre 2026 è stata resa pubblica la perizia sulla morte di Abderrahim Fakir, carpentiere di 42 anni, durante l'intervento di polizia avvenuto il 19 luglio 2026 nel quartiere Pilastro di Bologna. Le registrazioni delle bodycam degli agenti presenti contengono frasi che hanno suscitato forti critiche.

Le immagini audio riportano momenti successivi all'immobilizzazione: Fakir era stato ammanettato dietro la schiena e bloccato alle gambe con fasce in velcro. Si sente qualcuno chiedere «Sta respirando?». In risposta uno degli agenti dice: «Per me può essere pure schiattato guarda». Poco dopo, mentre i sanitari segnalano che l'uomo è incosciente e con gli occhi rivolti all'indietro, uno dei poliziotti afferma: «È schiattato, ah», e il collega risponde: «C… me ne frega a me». Secondo la perizia, al momento delle frasi il decesso non era ancora stato constatato; i sanitari stavano cercando di rilevare parametri vitali e il saturimetro non restituiva valori, mentre gli agenti discutono delle difficoltà incontrate nell'ammanettamento.

Le espressioni registrate hanno suscitato reazioni politiche. Detjon Begaj, capogruppo di Coalizione Civica in Consiglio comunale, ha commentato che non si può limitarsi a definire solo «scandalose e oscene» quelle frasi, e ha chiesto di riflettere «se siamo rassicurati del fatto che questa cultura, questo linguaggio, questo odio e cinismo possano esprimersi attraverso una divisa». Begaj ha inoltre richiamato il confronto con un episodio precedente citato da lui stesso, relativo a un carabiniere che sui social aveva inneggiato al Duce e aveva esultato per la morte di Fakir definendola «uno in meno».

Il legale della famiglia, l'avvocato Fabio Anselmo, ha reso nota la presentazione di una nuova denuncia in relazione alle frasi registrate. Su Facebook Anselmo ha scritto: «Fatico a trovare le parole per descrivere ciò che provo leggendo queste trascrizioni. C’è qualcosa di profondamente disumano nell’atteggiamento di chi sembra considerare la possibile morte di una persona un fatto di cui ridere o di cui non preoccuparsi. La divisa rappresenta lo Stato, la sua autorità e il dovere di tutelare la vita e la dignità delle persone, anche quando vengono fermate o arrestate. E allora mi chiedo se sia questo lo Stato italiano che vogliamo».

Begaj ha inoltre osservato che l'indagine «valuterà la condotta di ognuno rispetto alle responsabilità materiale del suo decesso», aggiungendo che le parole registrate indicano elementi su cui intervenire. Le indagini e gli accertamenti rimangono in corso.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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