Perizia sulla morte di Abderrahim Fakir: cocaina, cardiopatia e posizione prona tra le concause
I consulenti della Procura: insufficienza respiratoria acuta in un quadro di intossicazione da cocaina e una grave cardiopatia; criticità nella gestione dei soccorsi
La consulenza medico-legale incaricata dalla Procura di Bologna ricostruisce le cause della morte di Abderrahim Fakir, 42enne di origine marocchina deceduto il 19 luglio al Pilastro. Il documento, firmato dalle professoresse Valentina Bugelli, Cristina Basso e Manuela Bonizzoli e dal professor Luca Morini, individua come causa principale un’insufficienza respiratoria acuta in un soggetto con intossicazione acuta da cocaina e con una severa cardiopatia ischemica delle tre arterie coronarie principali.
I consulenti segnalano come concause l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia correlate all’intossicazione, nonché la posizione prona assunta durante il contenimento. La perizia precisa che la permanenza in posizione prona con gli arti superiori immobilizzati posteriormente, per circa 6 minuti e 27 secondi, può essere considerata un fattore concorrente di entità verosimilmente minore e non autonomamente letale, ma in grado di ridurre la riserva ventilatoria in un soggetto con compromessa riserva cardiorespiratoria.
Gli esami tossicologici hanno confermato la presenza di cocaina e dei suoi metaboliti nel sangue, nelle urine e nei tessuti; l’analisi dei capelli ha mostrato elementi compatibili con un consumo cronico della sostanza.
L’autopsia ha evidenziato numerose lesioni traumatiche a testa, collo, spalle, schiena e arti. I periti affermano che alcune lesioni erano anteriori all’intervento della polizia e altre sono riconducibili alle manovre di contenimento; le escoriazioni al volto sono considerate compatibili con il contatto sull’asfalto durante l’immobilizzazione a terra. Le lesioni ai muscoli del collo e delle spalle sono valutate coerenti con il contenimento della testa e della parte superiore del corpo mentre l’uomo tentava di divincolarsi. Secondo la perizia, tali lesioni testimoniano l’intensità della colluttazione ma non sono attribuibili a una singola manovra o a un singolo operatore, e non risultano avere avuto un ruolo causale diretto nella morte.
I consulenti criticano inoltre la gestione dell’emergenza sanitaria. Sul posto sarebbe stato inizialmente inviato un equipaggio volontario con codice verde per un paziente considerato psichiatrico, nonostante le informazioni di forte agitazione, ferite e l’impossibilità per gli agenti di avvicinarsi. Dopo l’immobilizzazione, Fakir risultava incosciente con respiro lento e superficiale e sarebbe rimasto per circa quattro minuti su un fianco, ancora ammanettato, senza ricevere ventilazione né ossigeno. Le compressioni toraciche iniziarono alle 12.43, con un ritardo rispetto al momento in cui, secondo i periti, avrebbero dovuto essere riconosciuti i segnali di emergenza; le manovre vennero eseguite mentre l’uomo era ancora ammanettato e la profondità delle compressioni è ritenuta verosimilmente insufficiente.
La perizia sottolinea che la persistenza di manette e fascia agli arti inferiori durante la rianimazione «non è stata appropriata», poiché riduce l’efficacia delle compressioni e ostacola la gestione delle vie aeree. Quando arrivò l’automedica, l’équipe interruppe il massaggio cardiaco e sospese la rianimazione dopo circa due minuti di asistolia, una condotta che i consulenti giudicano non conforme alle linee guida e all’algoritmo di rianimazione avanzata, che prevede tra l’altro accesso venoso e somministrazione di adrenalina.
Anche il triage telefonico della centrale operativa del 118 è stato ritenuto insufficiente: secondo la perizia non furono poste domande tali da richiedere l’assegnazione di un codice rosso e l’automedica fu attivata solo dopo circa cinque minuti. I consulenti ipotizzano che, in alternativa, l’invio immediato di un’automedica avrebbe potuto consentire un intervento medico prima della contenzione, con possibilità di sedazione e monitoraggio, pur riconoscendo rischi clinici e l’impossibilità di stabilire con certezza l’esito in uno scenario diverso.
I periti stimano che, una volta sopraggiunto l’arresto cardiaco con ritmo non defibrillabile, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state comunque ridotte, «intorno al 15%», anche con un’assistenza tempestiva e corretta. La consulenza fissa l’ora del decesso alle 12.57 del 19 luglio.
Il documento, redatto su incarico della sostituta procuratrice Francesca Arienti e composto da quasi 300 pagine, rappresenta un elemento tecnico per la ricostruzione dei fatti: le valutazioni medico-legali non equivalgono di per sé all’accertamento di eventuali responsabilità penali, che spetta all’autorità giudiziaria.
Nelle pagine iniziali della perizia sono riportate anche registrazioni della bodycam di uno dei due poliziotti intervenuti, con frasi che i consulenti citano nella parte introduttiva del documento. L’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i familiari di Fakir, ha dichiarato che il consulente indicato dalla difesa, il professor Vittorio Fineschi, redigerà una propria relazione che sarà depositata alla Procura della Repubblica di Bologna nei prossimi giorni.