Crac Bio‑On: in appello la Procura generale chiede sei anni e nove mesi per Astorri e Cicognani
Aumentano le richieste di pena rispetto al primo grado; il processo prosegue in Corte d'Appello a Bologna con udienze fissate a ottobre e novembre
La Procura generale ha chiesto alla prima sezione della Corte d'Appello di Bologna di aumentare le condanne per i fondatori di Bio‑On, Marco Astorri e Guido Cicognani, a sei anni e nove mesi ciascuno. Si tratta di una richiesta superiore di un anno e sette mesi rispetto alle pene decise in primo grado, quando erano stati condannati a cinque anni e due mesi.
A sostenere l'accusa sono intervenute la sostituta procuratrice generale Rossella Poggioli e il pubblico ministero Michele Martorelli, applicato al giudizio d'appello dopo aver seguito il procedimento anche in primo grado. Nel corso della requisitoria la Procura generale ha definito la gestione della società come una «gestione criminale dell'azienda» e ha chiesto ai giudici di escludere le attenuanti generiche riconosciute nella sentenza di primo grado, ritenendo necessario un inasprimento delle sanzioni.
La Procura ha chiesto anche la condanna di altri imputati: per Vittorio Folla, ex direttore generale, cinque anni e sette mesi (contro i quattro anni e quattro mesi inflitti in primo grado); per l'ex consigliere Gianni Lorenzoni quattro anni, la stessa pena del primo grado; per l'ex direttore finanziario Pasquale Buonpensiere, assolto in primo grado, è stata chiesta una pena di quattro anni.
Per Gianfranco Capodaglio, ex presidente del collegio sindacale, la richiesta è di tre anni e nove mesi, un mese in più rispetto al primo grado. Al revisore Gianni Bendandi è stata chiesta la pena di tre anni e quattro mesi (nella precedente sentenza era stato condannato a tre anni e sei mesi). Per gli ex componenti del collegio sindacale Vittorio Agostini e Giuseppe Magni la Procura ha chiesto la conferma delle condanne a tre anni e sei mesi.
La Procura generale ha inoltre chiesto che siano dichiarati estinti per intervenuta prescrizione due reati specifici: la falsa comunicazione sociale relativa al bilancio 2015 e il reato di manipolazione del mercato collegato alle comunicazioni del 30 settembre 2019. La prescrizione riguarda solo queste contestazioni e non le altre accuse presenti nel processo.
Sono costituite nel processo circa mille parti civili, tra cui la Consob, privati e società, che attendono l'esito del giudizio d'appello. La vicenda nasce dal tracollo del luglio 2019, innescato da un rapporto del fondo americano Quintessential Capital Management, guidato dallo short seller Gabriele Grego, che aveva messo in discussione la solidità del modello industriale e i risultati dichiarati da Bio‑On. Il report, accompagnato da un video pubblicato su YouTube, aveva determinato un forte crollo delle quotazioni e il successivo fallimento della società che, prima del tracollo, aveva raggiunto una capitalizzazione di circa 1,3 miliardi di euro.
Dopo le richieste della Procura generale, la parola in aula passerà alle difese. La Corte d'Appello di Bologna ha già fissato altre tre udienze, il 28 ottobre, l'11 e il 18 novembre, prima della decisione sulle posizioni degli ex vertici di Bio‑On.