Ecomafia: a Bologna 201 reati ambientali accertati nel 2025, 115 denunce e 28 arresti
Il rapporto di Legambiente presentato a Bologna il 21 ottobre 2026 evidenzia criticità nel ciclo del cemento e nei reati contro gli animali
Il rapporto Ecomafia di Legambiente è stato presentato a Bologna il 21 ottobre 2026. Secondo i dati contenuti nel rapporto, la provincia di Bologna nel 2025 ha registrato 201 reati ambientali accertati, con 115 persone denunciate e 28 arresti.
Nel dettaglio per ambiti di illecito, Bologna risulta seconda in Emilia-Romagna per reati collegati al ciclo del cemento, con 49 illeciti accertati e 17 persone denunciate, dietro solo alla provincia di Rimini. Per i reati contro gli animali la provincia si colloca al terzo posto in regione, con 25 reati accertati e 13 persone denunciate.
Per quanto riguarda i rifiuti, il rapporto segnala che la provincia di Bologna è tra le meno coinvolte in regione: è indicata come penultima provincia regionale con 34 illeciti accertati, 34 persone denunciate e 2 arresti.
Durante la presentazione bolognese del rapporto, Legambiente ha rilanciato un pacchetto di dieci proposte rivolte al governo Meloni per rafforzare contrasto e prevenzione delle illegalità ambientali. Tra le misure indicate dall’associazione figurano la richiesta di completare il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente (uccisione e commercio di specie protette, saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, produzione e commercio illegale di F‑gas), attualmente non inseriti nel decreto legislativo 81 del 21 aprile 2026.
Legambiente propone inoltre di estendere il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti ai fitofarmaci illegali; di approvare un Piano nazionale di lotta all’abusivismo con risorse dedicate presso il ministero delle Infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare anche all’autorità giudiziaria e alle Prefetture; e di modificare la normativa per estendere il potere sostitutivo delle Prefetture nelle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni.
Tra le altre richieste illustrate a Bologna, Legambiente chiede l’approvazione dei decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale, la revisione del meccanismo del subappalto “a cascata”, la reintroduzione del delitto di abuso d’ufficio prevista dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione, e l’estensione e aggravamento delle pene per gli incendi boschivi estese a qualunque incendio di vegetazione, compresa la fattispecie colposa.