Bologna · 21 Ottobre 2026

Appello contro la partecipazione di Netafim all’Eima di Bologna

Gruppi e associazioni sollevano criticità sulla presenza dell’azienda israeliana, inclusa nel database Onu sulle imprese legate agli insediamenti

Appello contro la partecipazione di Netafim all’Eima di Bologna
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Dal 10 al 14 novembre a Bologna si svolgerà Eima, la fiera internazionale di macchine per l’agricoltura e il giardinaggio. Tra le aziende annunciate figura Netafim, impresa israeliana che oggi fa parte del gruppo messicano Orbia, ricorda un appello diffuso da più associazioni.

Il documento, firmato da Sanitari per Gaza, campagna Basta Complicità, Giovani Palestinesi, Bds e Rete DigiunoGaza, segnala che Netafim è «inclusa dalle Nazioni unite tra le attività connesse alle colonie israeliane illegali nei territori palestinesi occupati». L’appello riporta che il database del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite, che comprende 214 aziende, menziona Netafim per il suo ruolo nella «fornitura di servizi e infrastrutture essenziali per il mantenimento e l'esistenza degli insediamenti».

Secondo i firmatari, le tecnologie dell’azienda avrebbero contribuito allo sfruttamento intensivo delle risorse idriche e territoriali della Cisgiordania e si sarebbero sviluppate anche tramite la collaborazione con mPrest, impresa israeliana attiva nel settore militare. Nel testo si afferma inoltre che, nella valle del Giordano, i sistemi di irrigazione di Netafim avrebbero favorito l'espansione delle colture israeliane mentre agricoltori palestinesi sarebbero stati privati dell'accesso all'acqua, impossibilitati a irrigare il 93% dei propri terreni, estromessi dai propri territori e incapaci di competere con la produzione israeliana.

I firmatari ricordano che nel maggio 2025 il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, annunciò la sospensione dei rapporti con i soggetti legati al Governo israeliano, e che il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, chiese alle strutture comunali di interrompere ogni relazione con il governo israeliano, «a eccezione di quelle finalizzate al ripristino della pace». L'appello osserva però che alle dichiarazioni non sarebbero seguiti fatti: Regione Emilia-Romagna, Università di Bologna e il sistema cooperativo continuerebbero a collaborare con aziende israeliane del settore agricolo, che parteciperebbero alle principali manifestazioni fieristiche regionali.

«Non vanno offerte vetrine tramite le nostre fiere a chi trae beneficio dall'occupazione e dal genocidio in Palestina», affermano i promotori dell’appello, che segnalano anche la consegna in Regione di 11mila firme a sostegno della petizione ‘Basta complicità’, che chiede di interrompere ogni forma di collaborazione della Regione con aziende israeliane, compresa la partecipazione al sistema fieristico. La notizia è stata riportata dall’agenzia Dire.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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