Messaggi minacciosi nelle chat scolastiche bolognesi, Lepore segnala 'catene social' alle autorità
Il sindaco parla di allarme per messaggi violenti ma assicura l'assenza di elementi concreti di pericolo; da Roma arriva il decreto sui cortei con misure anche per i minorenni.
A Bologna sono arrivati messaggi violenti nelle chat delle scuole, con minacce rivolte a studenti, studentesse e alle loro famiglie. Per precauzione alcuni genitori hanno deciso di non mandare i figli a scuola, mentre le segnalazioni raccolte sono state trasmesse agli enti competenti.
Il sindaco Matteo Lepore ha detto che "le forze dell'ordine stanno seguendo con molta attenzione e cura" e ha definito quelle circolate come "catene social create per diffondere il terrore e confusione". Lepore ha inoltre riferito di aver ricevuto numerose segnalazioni dai cittadini: "In molti mi state scrivendo per segnalare la cosa e chiedere chiarimenti"; allo stato attuale, ha precisato, "non si rilevano elementi concreti di pericolo".
Sui social sono diffusi video e messaggi che annunciano presunte violenze organizzate per sabato, arrivando a minacciare anche aggressioni sessuali contro le studentesse. In diverse città dell'Emilia-Romagna, secondo l'agenzia Dire, alcuni genitori avrebbero scelto di tenere i figli a casa.
Nella serata di ieri il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto sulla sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità minorile, elaborato dopo i disordini dei giorni scorsi nella stessa Bologna, a Milano, Torino e in altre città. Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, aggravanti per devastazione e saccheggio e per attentato a impianti di pubblica utilità, oltre a un'ipotesi aggravata di danneggiamento commesso da un gruppo organizzato.
Il decreto prevede inoltre la procedibilità d'ufficio per le lesioni personali a ufficiali o agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza, sanzioni amministrative e ingiunzioni di pagamento per coprire i danni causati, e una specifica ipotesi di avviso orale con il divieto di radunarsi in luoghi pubblici o aperti al pubblico.
Una parte del decreto interviene sull'imputabilità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha spiegato che viene introdotta "una presunzione della capacità di comprendere le proprie azioni, salvo prova contraria" e ha osservato che "Quella norma è in Parlamento, ma con il decreto di oggi diventa operativa immediatamente". Meloni ha inoltre annunciato che, quanto al fermo preventivo, "ora si potrà applicare anche ai minorenni".
Sulle responsabilità economiche per i danni la premier ha richiamato il principio del "chi rompe paga", aggiungendo: "E se chi rompe è un minorenne, pagano i suoi genitori", precisando che anche quella norma esisteva già.
La pubblicazione contiene inoltre una galleria fotografica collegata agli scontri avvenuti il 17 ottobre in zona stazione a Bologna, citati come parte dei disordini che hanno portato all'elaborazione del decreto.