Boccalone (Benevento Domani): «I numeri del dissesto vanno chiariti prima del Conto Consuntivo 2025»
Il presidente dell’associazione chiede trasparenza sul Piano di estinzione curato dall’OSL e solleva dubbi sulla solidità del saldo attivo
L’Associazione Benevento Domani, con una nota a firma del presidente Nicola Boccalone, invita a un esame approfondito della fotografia economico‑finanziaria del Comune, partendo dal Piano di estinzione delle passività curato dall’OSL. Secondo Boccalone, quel piano segna il punto di arrivo dell’amministrazione precedente e il punto di partenza dell’attuale decennio amministrativo.
Nella nota si ricorda la dichiarazione di dissesto del 2017 e si sottolinea che il giudizio complessivo sull’operato dell’amministrazione si potrà leggere pienamente nel Conto Consuntivo 2025. Boccalone indica come elementi rilevanti per la valutazione le opere realizzate, l’ammodernamento degli strumenti di programmazione (a partire dal PUC) e le innovazioni nei servizi essenziali quali rifiuti, acqua, trasporti e welfare.
Il documento contesta poi alcuni meriti rivendicati in recenti interventi: dichiarare il dissesto e predeterminare il pagamento di 24 milioni di debiti pregressi sarebbero atti dovuti per legge, mentre l’effettivo risanamento sarebbe da attribuire, secondo la nota, al lavoro dell’OSL. Boccalone osserva inoltre che, nonostante si dichiari l’impossibilità di ridurre la pressione fiscale comunale, il vincolo delle aliquote massime decade dopo cinque anni dalla dichiarazione di dissesto, per cui la leva per una riduzione sarebbe esistita a condizione di comprimere la spesa corrente.
La nota porta esempi numerici per sostenere la richiesta di verifiche. Il costo del ciclo dei rifiuti è indicato in aumento, da 16,7 milioni nel 2017 a 18,5 milioni nel 2025/2026, circostanza che ha contribuito, secondo la ricostruzione, all’aumento del tributo. Boccalone segnala la necessità di un confronto sui numeri del Piano di estinzione, criticando l’atteggiamento di autocelebrazione che a suo avviso ha finora accompagnato le spiegazioni ufficiali.
Sui conti, la nota riporta che il saldo di 42,6 milioni deriva dalla differenza tra massa attiva e passiva, al netto delle spese di gestione; tuttavia la solidità di quel saldo sarebbe «tutta da dimostrare». Al 31 dicembre 2016 i crediti in bilancio risultavano pari a 48,2 milioni, saliti a circa 69,5 milioni includendo 15,7 milioni rilevati successivamente, 3,1 milioni da devoluzione di mutui Cassa Depositi e Prestiti, 1,3 milioni da vendita di immobili e 1,2 milioni da contributi statali. L’incasso reale è stimato in circa 38 milioni, con 31,8 milioni di crediti ancora da riscuotere.
La massa passiva ammissibile è indicata a 28,5 milioni; di questa, secondo la nota, è stata transatta il 60% e ridotta a 17,6 milioni. Vi si aggiungono 5,2 milioni di debiti fuori bilancio ancora da saldare. Altri creditori, per 8,7 milioni, sarebbero stati pagati in media al 90% (esborso di 7,6 milioni). Sommando inoltre 3,2 milioni di spese di gestione della procedura, l’uscita di cassa complessiva viene calcolata in 28,5 milioni, lasciando circa 9 milioni disponibili per coprire debiti fuori bilancio residui.
Boccalone avverte che buona parte dei crediti che sostengono il saldo positivo è di natura tributaria e risale fino al 2005, quindi vecchia di circa vent’anni e difficile da esigere integralmente. Per questo motivo, scrive la nota, i 42 milioni di saldo potrebbero essere meno solidi di quanto appaiano.
La conclusione della nota chiede un confronto ampio e trasparente, con la partecipazione delle istituzioni e dei rappresentanti dell’OSL, per fare chiarezza anche sui circa 65 milioni di debiti rimasti esclusi dal Piano e definire con maggiore precisione il punto di partenza e di arrivo della gestione finanziaria comunale.