Bari · 20 Ottobre 2026

Bitonto: condannato a 3 anni e 6 mesi l'uomo ritenuto responsabile di circonvenzione di due anziani

Il Tribunale di Bari ha inflitto anche una multa di 15.000 euro e provvisionali da 20.000 euro per ciascuna vittima

Bitonto: condannato a 3 anni e 6 mesi l'uomo ritenuto responsabile di circonvenzione di due anziani
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Il 19 ottobre il Tribunale di Bari, con giudice monocratico Simona Rubino, ha pronunciato una sentenza di primo grado nei confronti di Giuseppe Sicolo, 61 anni, detto "Pippo". L'imputato è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione e a una multa di 15.000 euro per i reati di circonvenzione di incapace continuata e aggravata e autoriciclaggio. La sentenza dispone inoltre l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Il tribunale ha riconosciuto le attenuanti generiche e ha unificato i reati nel vincolo della continuazione. Le motivazioni saranno depositate entro quindici giorni, da quando decorreranno i termini per un eventuale appello. Sul fronte civile, Sicolo dovrà versare a ciascuna delle parti civili una provvisionale di 20.000 euro; dovrà inoltre rimborsare 2.400 euro di spese legali, oltre a forfettario e accessori, e sostenere le spese processuali. L'ammontare complessivo del danno sarà stabilito dal giudice civile.

Secondo l'impianto accusatorio, tra l'11 gennaio 2016 e il gennaio 2019 Sicolo avrebbe approfittato dell'età e delle condizioni di salute di una coppia di coniugi bitontini per indurli, con ripetute chiamate e visite domiciliari, a effettuare bonifici e prelievi in contanti a suo favore. Le due vittime, oggi entrambe scomparse, erano rispettivamente nate nel 1929 (lui, deceduto nel luglio 2019) e nel 1943 (lei), e risultavano affette da deficit cognitivo e problemi di memoria e di umore.

La ricostruzione dell'accusa descrive un contesto di pressione psicologica alimentato anche da soggetti rimasti ignoti che contattavano la coppia spacciandosi per funzionari bancari e prospettando presunte pendenze fiscali, azioni giudiziarie e la presenza di creditori sotto casa. Tra gli episodi citati dalle indagini figura una sanzione di 8.000 euro inflitta dalla Ragioneria dello Stato, che secondo l'accusa sarebbe nata da operazioni riconducibili ai rapporti tra le vittime e l'imputato; in quell'occasione Sicolo si sarebbe fatto consegnare la somma in contanti promettendo di risolvere la pratica.

Il processo trae origine da un esposto presentato nel 2016 alla Guardia di finanza, che aveva portato alla disposizione del giudizio da parte della gip Luigia Lambriola. Nel racconto della moglie emergono rapporti di conoscenza con Sicolo iniziati all'inizio del 2010, quando egli avrebbe preso in affitto un immobile della famiglia e poi sarebbe diventato un frequentatore dello studio e degli immobili di proprietà dei coniugi. Dalle verifiche finanziarie allegate all'esposto risultano, secondo la versione investigativa, prelievi in contanti per circa 388.000 euro tra il 2010 e il febbraio 2012 e assegni per oltre 32.000 euro intestati a Sicolo. L'imputato, sentito dai militari, aveva dichiarato di essersi comportato come consulente e di aver ricevuto somme inferiori, circa 160.000 euro, affermando di averle investite nell'interesse dell'anziano.

Nell'esposto si segnala inoltre che nel 2013 l'anziano avrebbe donato a Sicolo una porzione di un palazzo di famiglia a Bitonto, che due mesi dopo sarebbe stata rivenduta per 470.000 euro. Sempre secondo la versione della parte offesa, da allora sarebbero iniziate una serie di promesse di restituzione e ulteriori richieste di denaro, con assegni e accrediti mai concretizzati. Va precisato che gli episodi anteriori al 2016 non rientrano nei capi di imputazione che hanno portato alla condanna in primo grado.

Il secondo capo d'imputazione riguarda l'autoriciclaggio: tra il 4 gennaio e l'8 febbraio 2016 parte delle somme ricevute sarebbe stata convogliata su un conto Fineco intestato al figlio dell'imputato, aperto in quel gennaio, e quindi reimpiegata in operazioni di compravendita di valuta estera, per rendere più difficile la tracciabilità delle somme, secondo l'accusa.

Il nome di Sicolo era già emerso in un'altra indagine circa dieci anni fa, quando la Guardia di finanza, su delega della pm Luciana Silvestris, aveva perquisito la sua abitazione nell'ambito di accertamenti nati da denunce di professionisti baresi. All'epoca le ipotesi investigative parlavano di un uomo che si spacciava per broker di un presunto emiro del Qatar; le accuse ipotizzate erano truffa, appropriazione indebita ed esercizio abusivo della professione finanziaria. In quella circostanza Sicolo, tramite il proprio legale, si era dichiarato disponibile a chiarire la vicenda davanti ai magistrati.

Fonte: Raccontiamo Bari

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