Processo sugli appalti tra Altamura e Castellana: dieci imputati escusi per prescrizione dal Tribunale di Bari
Il collegio della seconda sezione penale ha dichiarato il non doversi procedere per reati già estinti tra il 2024 e i primi mesi del 2025
Il 7 ottobre la seconda sezione penale del Tribunale di Bari, presieduta da Giuseppe Battista con a latere Valentina Tripaldi e Albenzio Ricciardiello, ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di dieci imputati coinvolti nel filone “Pura defluit” sulle presunte gare pilotate a Castellana Grotte. La richiesta è stata formulata concordemente dal pubblico ministero e dalle difese. La sentenza non è ancora irrevocabile.
Hanno così cessato di essere processati, per prescrizione, Bertin Sallaku, Emanuela Berloco, Gianluca Loliva, Domenico Lanzillotta, Michele Fatigati, Francesco Girardi, Angelo Giannelli, Giuseppe Liotino, Giovanni Giovine e Rosa Immacolata Ventura. I giudici hanno osservato che i reati contestati si erano già estinti tra l'agosto 2024 e i primi mesi del 2025 e che nel procedimento non era stata svolta alcuna istruttoria in aula.
Il primo filone riguarda la gara per il ripristino funzionale e l'adeguamento della scuola media “Silvia Viterbo” di Castellana Grotte, opera del valore di oltre 776.000 euro con bando pubblicato il 26 maggio 2017. Secondo l'accusa, il bando sarebbe stato predisposto a vantaggio di chi doveva aggiudicarselo: Sallaku, legale rappresentante della Besa Costruzioni di Altamura, e Emanuela Berloco avrebbero ricevuto documenti amministrativi da Loliva e da Lanzillotta (allora consigliere comunale), che avrebbero poi contribuito alla redazione del testo pubblicato dal dirigente comunale Giuseppe Cisternino. Il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente è stato collocato dalla Procura al 28 febbraio 2017 e, secondo la sentenza, si è estinto il 28 agosto 2024.
Il secondo capitolo riguarda una procedura negoziata bandita il 21 aprile 2017 per la rifunzionalizzazione degli impianti di trattamento, stoccaggio e riutilizzo delle acque reflue depurate, appalto di quasi 150.000 euro. Per gli inquirenti, Sallaku, il socio d’affari Michele Fatigati e Lanzillotta avrebbero ideato e coordinato un piano di collusione tra le imprese invitate, concordando in anticipo i ribassi e designando la G. Scavi di Acquaviva delle Fonti come aggiudicataria. Le offerte presentate da Fratelli Liotino, Giannelli Impianti e G. Scavi sarebbero state coerenti con i ribassi concordati, mentre la Condotte Strade di Mola, rappresentata da Giovanni Giovine, si sarebbe astenuta. In questo filone emergono inoltre contestazioni su un presunto ruolo del dirigente comunale Cisternino nell'indicare le ditte da invitare e nel prorogare i termini per iscriversi all'albo comunale delle imprese fino al 12 maggio 2017, così da consentire la partecipazione di alcune società. Il reato continuato è stato fatto decorrere fino al 5 giugno 2017 e si sarebbe estinto il 5 dicembre 2024.
Il terzo capo di imputazione riguarda Altamura e riguarda Rosa Immacolata Ventura, accusata di false dichiarazioni al difensore nel contesto delle indagini difensive dell'allora sindaco Giacinto Forte. Il 18 luglio 2017 Ventura era stata ascoltata e, secondo la Procura, avrebbe reso una versione utile a sottrarre Forte da contestazioni; questa contestazione si è prescritta il 18 gennaio 2025. La posizione di Francesco Tota, coinvolto nelle stesse vicende, è stata processata separatamente e il relativo dibattimento prosegue.
I giudici hanno richiamato il calendario processuale per spiegare l'esito: il gup aveva rinviato a giudizio gli imputati il 15 novembre 2023, e alla prima udienza del 1° febbraio 2024 il presidente del collegio Marco Guida si era astenuto perché aveva partecipato al riesame nel procedimento originario. Un nuovo collegio aveva ammesso le prove il 28 marzo 2024, ma le udienze del 28 novembre 2024, del 10 luglio 2025 e del 20 novembre 2025 si sono concluse con rinvii. Nell'aprile 2026 Guida ha presentato una seconda dichiarazione di astensione, accolta, che il collegio ha definito tuttavia superflua e “frutto di mera svista”. Solo il 1° luglio 2026 il pubblico ministero ha chiesto la dichiarazione di prescrizione.
Secondo la ricostruzione dei giudici, i termini massimi di otto anni e sei mesi (settantasei mesi) si erano già esauriti tra agosto 2024 e gennaio 2025; considerando anche i 101 giorni di sospensione previsti dal decreto del 2018 per l'emergenza dell'edilizia giudiziaria barese, l'ultimo reato si sarebbe estinto entro la fine di aprile 2025. Per più di un anno, dunque, il fascicolo è stato oggetto di rinvii quando i termini di estinzione erano già maturati.
Il collegio ha richiamato la sentenza Tettamanti delle Sezioni unite della Cassazione, osservando che, davanti a una causa di estinzione del reato, il giudice può pronunciare l'assoluzione solo se l'innocenza emerge dagli atti in modo evidente; non essendo stata svolta alcuna istruttoria, il giudice ha ritenuto che l'unico esito possibile fosse il non doversi procedere.
La decisione ha avuto conseguenze anche sulla richiesta di risarcimento avanzata dal Comune di Castellana Grotte, parte civile con l'avvocato Francesco Latesoriere, che chiedeva 1,2 milioni di euro con una provvisionale di 100.000 euro: senza una condanna il tribunale non ha potuto esaminare le conclusioni civili. Resta invece aperto il processo separato nei confronti di Francesco Tota.