Agricoltori e autotrasportatori bloccano strade nel Barese: file di trattori da Toritto a Corato
Mobilitazioni del 16 ottobre contro il caro carburante; cortei e rallentamenti anche oltre la provincia
Le proteste degli agricoltori proseguono nella provincia di Bari. Nella mattinata del 16 ottobre una lunga fila di trattori ha percorso le strade di Toritto, incolonnata lungo l'arteria extraurbana che conduce a Sannicandro, nell'ambito delle mobilitazioni legate al caro carburante e all'aumento dei costi di produzione.
Il clima è teso in diverse zone della provincia perché alla protesta degli agricoltori si sono associati gli autotrasportatori. A Corato lo stato di agitazione delle categorie è proseguito: alla protesta si sono uniti anche cortei di studenti, con ripercussioni sulla viabilità locale.
Blocchi stradali sono stati segnalati anche oltre i confini della provincia di Bari. Questa mattina è stato attivato un blocco sulla Tangenziale di Andria, nei pressi di una rotatoria dove è presente un distributore di benzina; sul posto è intervenuta la sindaca di Andria, Giovanna Bruno. In quelle aree la protesta degli autotrasportatori si è fusa con quella degli olivicoltori, preoccupati per la crisi dei prezzi dell'olio.
Sulla situazione è intervenuto il presidente di Confcommercio Bari e Bat, Vito D'Ingeo: “La situazione va letta nella sua complessità, considerando la concomitanza di più fattori che rischiano di ripercuotersi sull’intera filiera economica. Il blocco delle attività in raffineria a Taranto, con le possibili conseguenze sulla disponibilità e sulla distribuzione dei carburanti, si intreccia con le proteste dell’autotrasporto e con le mobilitazioni degli agricoltori, che interessano anche la viabilità. Tre criticità che, sovrapponendosi, possono compromettere la regolarità dei flussi e generare difficoltà lungo tutta la filiera, dalla produzione al trasporto, fino alla distribuzione e alla vendita”.
D'Ingeo ha aggiunto che “La situazione preoccupa soprattutto in una visione a lungo termine. Nell’immediato, le merci sono disponibili e non ci sono ragioni per alimentare allarmismi sugli approvvigionamenti. La preoccupazione riguarda soprattutto ciò che potrebbe accadere se questa situazione dovesse protrarsi. Quando si interrompe o rallenta un segmento della filiera, le conseguenze possono progressivamente trasferirsi a tutti gli altri: le difficoltà nel reperimento dei carburanti incidono sui trasporti, i rallentamenti logistici condizionano la movimentazione delle merci e l’aumento dei costi si ripercuote sulle imprese che operano lungo l’intero circuito economico”.
“Gli stop alla catena distributiva dei prodotti potrebbero influenzare, a cascata, tutti i settori economici della zona. Per il commercio, il rischio è che una criticità inizialmente circoscritta si trasformi in una difficoltà più ampia, con maggiori costi di approvvigionamento e distribuzione, una pressione crescente sui margini delle imprese e possibili effetti sui prezzi finali - ha concluso D'Ingeo - Nel medio-lungo periodo, qualora le tensioni persistessero, potrebbero risentirne anche la continuità delle forniture e la capacità delle attività commerciali di garantire un servizio regolare ai consumatori. È quindi fondamentale intervenire tempestivamente per ripristinare condizioni di normalità e assicurare il funzionamento della filiera nella sua interezza”.