Tre anni di reclusione per il chirurgo nella morte di Alessia Ferrante a Monopoli
Il Tribunale di Bari riconosce omicidio colposo; cinque anni di interdizione dall’esercizio della professione
Il Tribunale di Bari, con sentenza pronunciata mercoledì 14 ottobre 2026 dal giudice monocratico Antonio Coscia, ha condannato in primo grado il chirurgo plastico Francesco Reho a tre anni di reclusione per il reato di omicidio colposo. Il provvedimento prevede inoltre cinque anni di interdizione dall’esercizio della professione e la trasmissione di una copia della sentenza all’Ordine dei medici della provincia di Bari. La decisione non è definitiva: la difesa ha annunciato appello.
La vittima è Alessia Ferrante, 37enne di Bisceglie nota per la sua attività sui social, deceduta il 10 aprile 2020. Ferrante si era recata in un poliambulatorio privato di Monopoli per una liposuzione; secondo gli atti, l’intervento non sarebbe mai iniziato perché la donna è stata colpita da un arresto cardiaco nella fase preliminare.
L’accusa ha attribuito l’arresto cardiaco a un sovradosaggio dell’anestetico somministrato prima dell’intervento. La pubblica ministera Carla Spagnuolo, che ha coordinato le indagini, aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione con pena sospesa; il giudice ha invece inflitto una pena superiore, pari a tre anni.
Al termine della lettura del verdetto, l’avvocato difensore Roberto Eustachio Sisto ha annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza. Sisto ha contestato l’attendibilità della perizia alla base della decisione, criticandone metodo e conclusioni, e ha sollevato osservazioni sulla posizione del medico che ha curato i profili medico-legali, sostenendo che appartenesse alla scuola di specializzazione diretta dal consulente della parte civile, la cui costituzione è stata successivamente revocata. "Le sentenze si rispettano e quando ingiuste, come in questo caso, si impugnano", ha dichiarato il legale.