Sequestro a Bitonto: condotto profondo 23 metri per lo smaltimento di reflui, azienda di trattamento metalli sotto sigilli
Arpa Puglia registra concentrazioni 'elevatissime' di metalli pesanti; al titolare contestata la gestione illecita dei rifiuti
Le indagini relative all'azienda di trattamento metalli con sede a Bitonto sono iniziate a marzo 2026 a seguito di un'ispezione del Nucleo operativo di polizia ambientale. Durante il sopralluogo i militari hanno individuato un condotto profondo circa 23 metri che, secondo gli investigatori, permetteva lo smaltimento diretto nel sottosuolo dei reflui industriali.
Nello stabilimento si svolgevano attività di zincatura e rivestimento dei metalli mediante bagni galvanici a base di acido cloridrico. L'accertamento investigativo ha ricostruito che il canale avrebbe consentito uno smaltimento diretto e incontrollato dei reflui, evitando i trattamenti depurativi e il corretto conferimento dei residui.
Le analisi eseguite da Arpa Puglia sul sottosuolo hanno rilevato concentrazioni di metalli pesanti definite "elevatissime" e chimicamente sovrapponibili alle soluzioni utilizzate nelle vasche di zincatura dell'impianto.
Verifiche amministrative ed edilizie hanno inoltre accertato la totale assenza dei titoli abilitativi necessari all'esercizio dell'attività e dell'Autorizzazione unica ambientale.
Per il pericolo di un'ulteriore compromissione delle matrici ambientali e della falda, il giudice per le indagini preliminari di Bari ha disposto il sequestro preventivo dell'intera sede operativa. Il provvedimento è stato eseguito dai militari della Guardia costiera di Molfetta e reso noto l'8 ottobre dalla Capitaneria di porto di Molfetta.
Al titolare dell'impresa viene contestata la gestione illecita di rifiuti industriali. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari; le responsabilità saranno accertate nel prosieguo dell'attività istruttoria.