Bari · 07 Ottobre 2026

Studentessa pubblica il video dell'aggressione al parco Rossani: indagini e rinvio a giudizio

Giuditta D'Elia diffonde le immagini delle telecamere; udienza fissata per il 4 novembre

Studentessa pubblica il video dell'aggressione al parco Rossani: indagini e rinvio a giudizio
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

La studentessa 26enne Giuditta D'Elia ha reso pubbliche, sui suoi canali social, le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza che documentano l'aggressione avvenuta lo scorso 23 luglio nel parco Rossani di Bari.

Nel post che accompagna la pubblicazione del filmato la giovane scrive: “Preferisco rompermi la testa piuttosto che girarla: l'abuso di potere, l'unione che fa la forza ma solo per fare male, la violenza in ogni sua forma mi causeranno per sempre un viso e un cuore sanguinante”. Nel testo D'Elia indica anche l'orario delle riprese: “Le riprese del 23/7 iniziano alle 19.00, mi picchiano alle 19.24 e 23 secondi”.

Secondo quanto reso noto, le indagini sull'episodio hanno portato al rinvio a giudizio di una donna di 32 anni; il processo è previsto per il 4 novembre. Nel suo post la studentessa sottolinea che non è stata l'unica a subire vessazioni verbali o impedimenti all'accesso ai servizi e afferma di essere stata scaraventata a terra per non abbassare lo sguardo.

Nel messaggio pubblicato sui social D'Elia prosegue descrivendo la vicenda in termini di ingiustizia sociale e invita alla riflessione collettiva: “Io, cari concittadini, sono stata scaraventata con la testa al suolo pur di non abbassarla e non doverla girare dall'altra parte. Io però, caro tribunale sociale, non ho picchiato proprio nessuno.”

Concludendo il suo intervento, la giovane richiama alla responsabilità collettiva: “A furia di girare la testa, ci sfugge la possibilità di vivere dignitosamente. Riscopriamoci umani, riscopriamoci comunità, facciamo gruppo non per ucciderci, ma per reclamare a gran voce i principi che normano e guidano i singoli che diventano comunità.”

Fonte: Raccontiamo Bari

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