Scavi per la fogna bianca a Ceglie: emergono reperti di età romano-tardoantica
Ritrovamenti durante i lavori in via De Candia; indagini coordinate dalla Soprintendenza
I lavori per la realizzazione della fogna pluviale in via De Candia, nel quartiere barese di Ceglie del Campo, hanno portato alla luce nuove testimonianze archeologiche che, secondo i primi accertamenti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari, sarebbero riferibili a contesti di età romano-tardoantica.
Già nel 2003 indagini in un’area vicina avevano restituito strutture tra cui una cisterna con canaletta di afflusso per la raccolta di acqua piovana, una fornace probabilmente adibita alla produzione di laterizi e strutture murarie di locali produttivi databili tra il III e il VI secolo d.C.; i ritrovamenti attuali sembrano ricollegarsi a quelle evidenze precedenti.
I lavori, finanziati con fondi FSC 2021-2027, sono partiti nel mese di agosto e costituiscono il secondo stralcio di un progetto che ha già interessato il quartiere di Carbonara. Il piano prevede il prolungamento della condotta interrata esistente in via Vaccarella fino a piazza Vittorio Emanuele, passando per via De Candia e via Sant’Angelo.
«Gli approfondimenti sono ancora in corso» spiega a BariToday la soprintendente Francesca Romana Paolillo. «Come da prescrizione ordinaria della Soprintendenza in caso di attività di scavo nel sottosuolo, sul posto sono presenti archeologi professionisti incaricati dalla committenza che operano sotto la nostra direzione scientifica, da cui dipendono le scelte operative e tecniche connesse ai ritrovamenti».
Le indagini sono condotte dalla società Altair srl, incaricata dal Comune di Bari, e coordinate per la Soprintendenza dall’archeologa Caterina Annese, responsabile dell’area funzionale Patrimonio archeologico. Annese riferisce che «sono emersi una serie di elementi riferibili a contesti di vita, ma anche funerari, presumibilmente di età romano-tardoantica, simili alle testimonianze che avevamo trovato nell'intervento del 2003».
Nel corso degli scavi sono state individuate fondazioni murarie realizzate anche con materiali di riuso, resti di pavimenti in tessellato lapideo con massetti di preparazione in cocciopesto, malta e frammenti di laterizio. Sono stati inoltre rinvenuti piani di calpestio in terra battuta, una cisterna e una tomba a cassa scavata nella roccia, questa ultima risultata priva di reperti. «Le evidenze - spiega ancora Annese - sono attualmente oggetto di indagine e di documentazione tecnico-scientifica».
Le indagini in corso mirano a chiarire con maggiore precisione la storia e le fasi d'uso dell'area e ad arricchire le conoscenze sul patrimonio archeologico nel sottosuolo del quartiere. Una volta conclusi gli approfondimenti, la Soprintendenza valuterà e disporrà le prescrizioni alle quali il Comune dovrà attenersi per la prosecuzione dei lavori.