Cinghiali, 2,4 milioni di euro di risarcimenti: Coldiretti chiede piani attuativi per l’Alta Murgia
L’organizzazione denuncia ritardi nei piani di contenimento dei parchi e segnala l’interruzione della macellazione in un centro dell’Alta Murgia
Coldiretti Puglia ha reso noto che i risarcimenti riconosciuti dalla Regione Puglia per i danni provocati dai cinghiali ammontano a 2,4 milioni di euro in un solo anno, sollevando la richiesta di misure più incisive per contenere la sovrappopolazione degli animali.
L’organizzazione ha denunciato ritardi nell’attuazione dei Piani di gestione e contenimento all’interno dei parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia: secondo quanto riferito in Commissione, quei provvedimenti avrebbero dovuto essere operativi già ad aprile 2026. La Regione ha invece adottato un proprio Piano di contenimento valido al di fuori delle aree protette.
Coldiretti chiede un coordinamento tra tutti gli enti coinvolti, con obiettivi e tempi definiti, sostenendo che la presenza dei cinghiali continua a provocare danni alle colture e alle aziende agricole e costituisce un rischio per la sicurezza stradale. "Non è più possibile accettare una gestione frammentata dell’emergenza", ha detto il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, sottolineando la necessità di interventi oltre i monitoraggi privi di scadenze certe.
Per quanto riguarda gli strumenti di intervento, dal primo ottobre al 31 gennaio, fuori dalle aree protette, è prevista la stagione di caccia al cinghiale, con la possibilità di caccia collettiva con l’utilizzo dei cani per rendere più incisivi gli interventi.
Nell’Alta Murgia è attivo un Centro di lavorazione della selvaggina dove la macellazione dei cinghiali era iniziata a gennaio, ma l’attività si è interrotta dopo una ventina di capi per l’impossibilità di commercializzare le carni. Il prodotto in uscita dal centro è certificato dal Dipartimento di Veterinaria di Bari. È stato inoltre predisposto un progetto di filiera che, secondo le stime citate, potrebbe consentire la lavorazione di circa 800 capi all’anno.
Coldiretti valuta positivamente l’ipotesi di una filiera corta e la possibile creazione del marchio "Cinghiale di Puglia", ma precisa che la commercializzazione della carne non può sostituire gli interventi destinati a contenere la popolazione degli animali. L’associazione chiede alla Regione un Piano straordinario che coinvolga i parchi nazionali e gli enti competenti, con verifiche periodiche sui risultati raggiunti.