Bari · 10 Settembre 2026

Prescrizione annulla la condanna al professor Fabrizio Volpe: la Corte d’Appello di Bari riforma la sentenza

La sentenza di primo grado del febbraio 2025 viene annullata per intervenuta prescrizione; la decisione non equivale a un’assoluzione nel merito

Prescrizione annulla la condanna al professor Fabrizio Volpe: la Corte d’Appello di Bari riforma la sentenza

La Corte d’Appello di Bari ha riformato la sentenza di primo grado nei confronti del professor Fabrizio Volpe, docente di Diritto civile dell’Università degli Studi di Bari, dichiarando estinto il reato per intervenuta prescrizione e annullando la condanna a cinque anni di reclusione pronunciata nel febbraio 2025.

La decisione della Corte non è un’assoluzione nel merito, ma è motivata dal decorso dei termini di prescrizione, come riportato nella sentenza.

Volpe era stato rinviato a giudizio nel 2021 per fatti che, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti tra il 2011 e il 2015. L’imputazione iniziale comprendeva due episodi contestati di concussione e una accusa di violenza sessuale: l’accusa sosteneva che il docente avrebbe chiesto a due studentesse denaro e un rapporto sessuale in cambio del superamento di un esame.

Nel processo di primo grado una delle ipotesi di concussione era stata riqualificata in induzione indebita, per la quale era stata disposta la condanna a cinque anni ora annullata per prescrizione. Il Tribunale aveva inoltre riqualificato l’accusa di violenza sessuale in tentata violenza sessuale, dichiarata prescritta, così come il secondo episodio di concussione contestato.

Durante il procedimento una delle due presunte vittime non si era costituita parte civile, mentre l’altra aveva revocato la propria costituzione di parte civile nel corso del processo.

In una nota i difensori del professor Volpe, gli avvocati Angelo Loizzi ed Elio Addante, hanno dichiarato che «con la sentenza della Corte d’Appello di Bari si chiude il calvario giudiziario del professor Volpe, durato dodici anni». I legali hanno inoltre affermato che la Corte avrebbe ulteriormente ridimensionato l’originaria ipotesi accusatoria di concussione e che i giudici avrebbero riconosciuto che il docente non avrebbe abusato del proprio ruolo né costretto o indotto la studentessa a concedergli utilità in cambio del superamento degli esami.

La pronuncia della Corte d’Appello chiude la fase di merito con la declaratoria di prescrizione, senza pronunciarsi sulla fondatezza sostanziale delle accuse.

Fonte: Raccontiamo Bari

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