Bari · 22 Ottobre 2026

Omicidio di Ivan Lopez a San Girolamo: due arresti, secondo la DDA svanisce l'alibi legato alla trasferta a Torino

Manzari e Martiradonna in carcere; l'accusa parla di concorso in omicidio e di una messinscena collegata a Juventus-Chelsea

Omicidio di Ivan Lopez a San Girolamo: due arresti, secondo la DDA svanisce l'alibi legato alla trasferta a Torino
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Il 29 settembre 2021, mentre a Torino si giocava Juventus-Chelsea, Ivan Lopez venne raggiunto da una raffica di colpi sul lungomare IX Maggio, nel quartiere San Girolamo di Bari, davanti al portone di casa. Questa mattina, 22 ottobre 2026, i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Bari hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

I destinatari dell'ordinanza sono Antonio Manzari, detto "U' mbiccius", ritenuto affiliato al clan Capriati di Bari Vecchia, e Francesco Martiradonna, detto "Checco", figlio di Luigi Martiradonna, detto "U' chicc". A vario titolo vengono contestati il concorso in omicidio pluriaggravato dalla premeditazione e la detenzione e il porto illegale di armi in luogo pubblico, con l'aggravante del metodo mafioso e la finalità di agevolare i Capriati e i Parisi-Palermiti di Japigia, alleati nella contrapposizione con gli Strisciuglio.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, all'origine dell'agguato ci sarebbero le ripetute estorsioni subite da Davide Lepore per mano di membri degli Strisciuglio, tra i quali la vittima Ivan e il fratello Francesco. Per reagire e riprendersi il controllo del quartiere, Lepore avrebbe ottenuto la copertura dei Capriati. Il primo filone dell'inchiesta si era aperto nel giugno 2023 con l'arresto di Lepore e di Giovanni Didonna; lo scorso luglio la Corte d'Assise di Bari ha condannato Lepore all'ergastolo. Didonna è stato invece condannato a quattro anni per il furto di due auto, una delle quali ritenuta utilizzata per raggiungere il luogo del delitto, ed è stato assolto dalle accuse di omicidio e sulle armi.

Nell'ambito delle nuove indagini la Procura attribuisce a Manzari il ruolo di esecutore materiale: sarebbe sceso dalla Fiat 500L rubata, guidata da Lepore, e avrebbe fatto fuoco. A Martiradonna si contesta di aver rafforzato l'intento omicida e di aver confezionato un alibi per il presunto autore: secondo l'accusa avrebbe portato a Torino il cellulare in uso al presunto complice, intestato alla moglie di quest'ultimo, avrebbe inserito il nome di Manzari in una prenotazione d'albergo vicino allo stadio e sarebbero stati pubblicati su TikTok contenuti finalizzati a testimoniare una trasferta mai avvenuta.

Per gli investigatori la messinscena non avrebbe retto agli accertamenti: la ricostruzione del percorso della prenotazione e dell'arrivo in albergo ha dimostrato che non vi era verifica dell'effettiva presenza della persona indicata nella prenotazione. Dalle intercettazioni, sempre secondo l'accusa, emergono inoltre conversazioni in cui Manzari descriverebbe tecniche per far "agganciare" al proprio telefono una cella diversa da quella del luogo effettivo, e riferimenti a una finta rapina poi mai realizzata.

Il quadro indiziario è basato su accertamenti tecnici, intercettazioni e sulle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, tra cui Gianfranco Catalano, Michele Loiudice e Domenico De Palo. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva.

Fonte: Raccontiamo Bari

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